GMG2002: LE CATECHESI DEGLI ITALIANI, COSÌ LE RACCONTANO I GIOVANI…

(dalle inviate) Li hanno trovati “amichevoli”, “vicini ai giovani”, capaci di “rompere il ghiaccio”, desiderosi di accorciare quella “distanza che magari si può creare tra un vescovo e i ragazzi”, e soprattutto “giovani in spirito”. Così i giovani italiani descrivono i vescovi che in mattinata li hanno accolti nelle catechesi. Per catturare la loro attenzione – racconta Giuditta, 28 anni, di Cagliari – mons. Francesco Lambiasi, assistente generale dell’Ac, ha svolto una “catechesi interattiva. Ha cioè proposto ai giovani delle linee di riflessioni sulle quali poi ci ha chiesto quale risonanza ci avevano suscitato e cosa ci ha colpito di più”. “Il vescovo – racconta Giuditta – ci ha parlato della morte ed ho capito che è possibile dare un sapore anche ad un momento così particolare della vita. E’ la mia prima Gmg. Mi sento molto emozionata, anche perché sono tutti momenti molti forti, e vissuti intensamente. E poi è bello il clima. Anche se so che non è la vita di tutti i giorni, è bello sapere che almeno una volta, ogni tanto, ci si può fermare e ritrovarsi tutti insieme”. Laura di Brescia, 15 anni, racconta invece la catechesi del card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino. “Abbiamo parlato – dice – dell’importanza speciale che abbiamo di dare una sapore alla nostra vita e a quella degli altri. Mi porto a casa la convinzione nuova che noi giovani siamo molto più importanti di quello che crediamo”. Michele, 23 anni, di Pergola (Pesaro), ascoltando le parole del cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, dice di aver capito che "da soli non possiamo fare niente ma con l’aiuto di Dio sì, e molto". E Gianluigi, 25 anni, di Roma, ricorda quando il cardinale Poletto, parlando del divario Nord/Sud del mondo "ci ha detto che il peccato più grande è l’avidità, l’accumulamento forsennato di denaro". Gianluigi ha trovato però un po’ "riduttivi" i dibattiti "solo" sulla morale sessuale suscitati dalle domande dei giovani dopo le catechesi: "Mi dà fastidio che per valutare dall’esterno la mia esperienza di cristiano nessuno mi faccia mai domande su aspetti più importanti, ad esempio se sono stato capace di perdonare il mio nemico".