” “(dalle inviate) Mettersi in ascolto del “mistero dei deboli” in una società sempre più orientata ad apprezzare potere e ricchezza. E’ il messaggio che Jean Vanier, fondatore de “L’arche” sta lanciando in questi giorni ai giovani della Gmg. Per le tre catechesi a lui affidate, Vanier ha scelto l’immagine delle Beatitudini per raccontare ai giovani la scelta di vivere a fianco dei più deboli e delle persone con disabilità che lo ha portato nel 1964 a fondare le comunità de “L’arche”. Oggi sono 120 diffuse in 30 paesi del mondo. “I deboli – afferma in una dichiarazione al Sir – dicono: ho bisogno di te. Se li si ascolta, si crea comunità. Il rischio è colui che dichiara di non aver bisogno di nessuno. Quell’uomo crea guerra e competizione. Nella misura in cui invece si dice: sono debole, ho bisogno di te, si è pronti a lavorare insieme. La questione è: siamo pronti ad ascoltare il debole, o no. Se si decide di non ascoltarlo, allora si continua a vivere nella divisione, nella competizione, nella guerra. Se invece si sceglie di accoglierlo, si costruisce insieme”. Il mistero del debole è “molto semplice”. “Ci dice – spiega Vanier – che ogni uomo è prezioso; che c’è una ricchezza nascosta in ogni persona e che questa ricchezza chiede semplicemente di potersi esprimere pienamente. Vivendo da più di 40 anni con persone che hanno delle disabilità, ho scoperto – ed è stata una rivelazione – che queste persone sono preziose non soltanto da un punto di vista umano. Hanno una prossimità con Dio davvero speciale. Sì, credo davvero che ci sia una sorta di mistero nei poveri che chiama Dio. E’ un mistero che spesso si dimentica”. “Tutto quindi – aggiunge Vanier – dipende dall’impegno delle persone e dei giovani, e in particolare tutto dipende dalla forza di credere che il povero è per me veramente importante”. All’età di 74 anni, Vanier ha oggi più speranze o delusioni? “Vivo – risponde – nell’attimo presente. Non bisogna vivere nè illusi da false speranza né arroccati nelle delusioni. Ogni momento di crisi è un messaggio. Il pericolo è l’illusione. In un certo senso, amo più le delusione che l’illusione, benchè la delusione sia il rifiuto di qualcosa. Ciò che è importante è ancorarsi nel reale ed essere consapevoli della presenza di Dio nella realtà. L’avvenire è nelle sue mani”.