” “Per prendere l’aereo che le ha portate a Toronto sono uscite dalla loro abitazione di Ramallah durante il coprifuoco, cercando di sottrarsi alla vista dei carri armati israeliani chiuse in quattro in una automobile, a velocità venti km all’ora: “Abbiamo avuto molta paura racconta Sonia, palestinese, 28 anni, architetto ma ne è valsa la pena”. Sonia fa parte dei 500 giovani arabi cristiani del Medio Oriente che partecipano in questi giorni alla XVII Giornata mondiale della gioventù a Toronto. Insieme alla sorella Sofi, di 26 anni, abitano a Gifna, un piccolo villaggio a poca distanza da Ramallah, uno dei territori palestinesi occupati dalle truppe israeliane. “Per due mesi non sono potuta uscire di casa se non tre ore al giorno racconta Sonia -. E’ terribile non essere liberi di respirare, di fare ciò che si vuole. Anche i frequenti controlli ai check point israeliani sono una umiliazione della dignità umana, che si aggiunge alle tante sofferenze per le stragi che accadono quasi ogni giorno, da una parte e dall’altra, perché alla fine le vittime sono sempre i civili”. Sonia descrive la vita dei giovani cristiani di Palestina fatta di quotidiano senza futuro, con poche speranze: “Come si fa a progettare di costruire una famiglia con la paura delle bombe? Come si fa a pensare al futuro quando non si può uscire di casa, non si trova un lavoro?”, si chiede. “Il 60% dei giovani palestinesi sono disoccupati ricorda -. Io lavoro ad un progetto per il Patriarcato latino di Gerusalemme e sono fortunata, ma molti miei coetanei professionalmente molto qualificati sono costretti a fare lavori umili come muratori o carpentieri per poter sfamare la propria famiglia. Noi vogliamo solamente vivere”. (segue)