” “Sonia ammette di avere perso un po’ di speranza nei negoziati politici per una soluzione del conflitto israelo-palestinese: “Non c’è la volontà di darci le terre che ci spettano e sono molto triste per tutte le vittime di questa guerra. Credo che la pace non verrà né da Arafat, né da Sharon o da Bush. La sola pace da cercare è quella interiore data da Dio. Allora l’unica cosa che posso fare è provare a cambiare me stessa e a riconciliarmi con il mio nemico interiore per ritrovare la pace e la speranza”. E se la soluzione politica del conflitto fosse realmente vicina, sarà possibile perdonarsi a vicenda? “Io sono veramente pronta a vivere insieme agli israeliani. Sarebbe bello vivere insieme, comunicare pace e amore, dialogare tra culture. Gli arabi conoscono il potere del perdono. E’ viva in me la testimonianza di un palestinese che ha perso due occhi durante il conflitto, e nonostante questo è amico degli israeliani. Se otterremo ciò che di cui abbiamo bisogno non sarà difficile. Ora il mio perdono è congelato, ma non impossibile”. Sonia conclude con un appello al mondo: “Vorrei che queste giornate siano un’occasione per dire agli altri popoli di non chiudersi nei loro interessi, di provare a immedesimarsi nelle nostre sofferenze e a vivere come viviamo noi palestinesi. Abbiamo bisogno di voi, del vostro sostegno”. Anche uno degli accompagnatori del gruppo, padre Elie Kurzum, dei padri di Betharram, che insegna religione nelle scuole del Patriarcato latino e vive a Nazareth, ricorda come per questi giovani “visitare altri Paesi significa rendersi conto della libertà che non hanno a casa, per cui il ritorno è sempre molto duro”. Nivine, 25 anni, vive a Nazareth, “lontano dal fuoco”, dice. “Siamo qui aggiunge per dimostrare che anche noi vogliamo vivere in un mondo migliore”. A questo proposito, Nivine vuole lanciare un appello ai giovani di tutto il mondo: “Per favore dice non confondete gli arabi con i terroristi. Io sono araba e sono cristiana e vivo in Terra Santa per proteggere la terra di Gesù da quanti invece la vogliono inondare di sangue. Non ho scelto di nascere in Israele. Ma ho scelto di essere cristiana”. Anche Shaoa, 34 anni, vive a Nazareth. Il suo sogno è di “poter vivere senza paura. Vorrei essere libero ed uscire di casa senza dover dire in continuazione questo è ebreo, questo palestinese”. Shaoa non ha molte speranze di pace per il suo Paese: “non so, è difficile dirlo. Io sto pregando per questo”.