” “È scaduto ieri il termine fissato il 10 luglio dalla Congregazione per la dottrina della fede che minacciava la scomunica nei confronti di sette donne protagoniste il 29 giugno scorso di un'”ordinazione sacerdotale”, presieduta dal sedicente “vescovo” Romulo Braschi. Nel richiamo ufficiale, il Card. Ratzinger invitava le donne a riconoscere “la nullità degli ordini”. Contro l’ultimatum, le donne annunciano di voler presentare “ricorso”; in una lettera inviata alla Congregazione, affermano: “Non abbiamo commesso alcuna azione che giustifichi la scomunica”. Le donne hanno inoltre inscenato ieri una protesta davanti all’ordinariato arcivescovile di Monaco, esibendo pupazzi di cartone che raffiguravano il Card. Ratzinger e Giovanni Paolo II. “Puntiamo molto sul Papa, perché lo riteniamo una persona amica delle donne, non così violento come Ratzinger”, ha affermato Gisela Forster, una delle portavoci delle donne; Forster ha annunciato azioni legali in caso di scomunica. Secondo un comunicato diffuso ieri dall’agenzia austriaca Kathpress, negli ambienti ecclesiali non si prevede un “dibattito giuridico” tra Vaticano e donne-prete. La scomunica, emessa con decreto amministrativo, non invalida il battesimo ma elimina i diritti ecclesiastici e può essere revocata con la confessione o con la sospensione del comportamento che ha originato il provvedimento. “Non ci resta che pregare” per le donne “smarrite”, ha commentato Mons. Georg Eder, arcivescovo di Salisburgo il 15 luglio scorso, che ha spiegato come il termine fissato dalla Congregazione fosse in realtà “un ultimo tentativo per chiamare a sé le donne che si sono smarrite e che hanno arrecato gravi danni alla Chiesa”.