GMG2002: GIOVANI E ANZIANI, DIALOGO SU FEDE E VITA

” “Pubblichiamo il commento di mons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo emerito di Siena, a poche ore dalla partenza del Papa per Toronto, dove si incontrerà con oltre 200.000 giovani di tutto il mondo – Se fossi pentito dei miei peccati come lo sono di non essere andato a Toronto per la Giornata mondiale dei giovani, penso che mi sentirei più sollevato al pensiero del giudizio di Dio. Ma tant’è. Avevo vergogna, alla mia età e senza avere compiti particolari da assolvere, di mescolarmi coi giovani, quasi pretendendo di esserlo anch’io. So bene che non c’è nulla di più ridicolo di voler posare a sembrare quello che non si è più. Ed eccomi qui, col pensiero e col cuore in Canada. E chi giganteggia a Toronto? Un grande anziano, Papa Giovanni Paolo II. Nella sua biografia un posto decisivo non potrà mancare a documentare il suo rapporto privilegiato coi giovani di cui, l’intuizione prima e poi il lancio delle Giornate mondiali a loro dedicate, è solo un aspetto. Il Papa e i giovani. Nella saletta vip dell’aeroporto di Manila trovai il card. Lustiger, arcivescovo di Parigi. Il giorno prima, davanti all’immensa folla dei giovani asiatici, il Papa l’aveva chiamato in causa, incaricandolo di preparare la prossima Giornata mondiale. Scherzai un poco con lui. Era preoccupatissimo. Come fare nella laicissima Francia ad emulare un autentico trionfo di popolo come si era rivelata la manifestazione di Manila? In effetti, Parigi non fu da meno. Dopo Parigi, in coincidenza con l’anno giubilare, Roma. E lo spettacolo di Tor Vergata e del Circo Massimo è ancora negli occhi di molti di noi. Poteva sembrare, per Papa Wojtyla, un nunc dimittis eccezionale. E invece… Incrociai in Vaticano il card. Ambrozic, che conoscevo da quando, come ausiliare di Toronto, seguiva in prima persona il movimento degli immigrati nella metropoli canadese. Mi disse – eravamo a metà settimana – di essere stato convocato dal Papa per sentirsi dire che aveva deciso di venire a Toronto per la prossima giornata. Stupore, meraviglia, incredulità: poteva un uomo in una condizione fisica così provata programmare i suoi impegni con tanta decisione? La risposta la vediamo realizzarsi in questi giorni. E’ facile supporre quanti siano stati i consigli e le messe in guardia dei più stretti collaboratori del Papa. Nulla da fare. Mi chiedo anch’io: perché questo feeling tra Giovanni Paolo II e i giovani? Si possono evocare motivazioni temperamentali e culturali. Il Papa, la sua giovinezza l’ha vissuta intensamente e senza risparmio come studente, come lavoratore, come artista e poi come sacerdote. Nel vuoto di tante vite giovanili stagnanti nel comfort, egli sente un richiamo per additare una pienezza che è possibile anche oggi. In effetti, ciò che caratterizza gli incontri del Papa coi giovani non sono soltanto gli abbracci fuori cerimoniale o la capacità di unirsi e magari dirigere, col suo bastone alzato a modo di bacchetta, i canti della vecchia e nuova goliardia. Impressionante è il martellante richiamo alla conversione e alla santità. Il suo linguaggio forse non si usa più nei seminari, per timore di scoraggiare le “vocazioni”, ma è proprio quello che marca il dialogo tra i giovani e Papa Wojtyla. Sono molti a stupirsi per l’ascolto entusiasta dei giovani. “Sì, ma poi dimenticheranno presto le sue parole”. Sarà. Ma intanto una vera corrente spirituale circola nella Chiesa e nel mondo. E’ a questo futuro, credo, che tenda tenacemente e appassionatamente il Papa. Non ci vuole molta fantasia a vedere nella sua pastorale giovanile e nella celebrazione delle “Giornate” una reinvenzione della parabola del Buon Pastore. Moderna nelle sue espressioni; fedele nella sua ispirazione. No, non è una moda quella che Papa Giovanni Paolo II ha introdotto nella Chiesa di oggi. Tanto meno una testardaggine. E’ la realizzazione palese di un carisma che lo Spirito Santo suscita e distribuisce come vuole. E dove c’è di mezzo lo Spirito di Dio, non c’è che da inchinarsi, adorare e ringraziare.