” “”Piste adeguate per favorire la transizione che, ormai da più di un decennio, sta mettendo a dura prova il volto istituzionale del paese con inevitabili ricadute negative in ambito sociale, culturale e politico” sono, ad avviso del patriarca di Venezia, mons. Angelo Scola, contenute nel magistero sociale di Giovanni Paolo II e nelle “indicazioni operative che, da anni, il card. Ruini, presidente della Cei, offre a nome dei vescovi italiani”. Nell’omelia pronunciata domenica 21 luglio nella basilica palladiana del SS. Redentore, eretta in seguito ad un voto dei veneziani che nel 1576 avevano chiesto per la città la liberazione da una terribile pestilenza e dove, da allora, ogni anno, la terza domenica del mese di luglio la popolazione si reca in pellegrinaggio, mons. Scola ha rimarcato che “al cuore di quegli insegnamenti magisteriali, troppo spesso disattesi, sta veramente il popolo coi suoi bisogni primari: la famiglia, la vita, la scuola, il lavoro, lo sviluppo, la cultura e la giustizia”. “Per favorire la crescita della democrazia sostanziale in Italia ha proseguito Scola – non basta concepire l’azione politica come realizzazione di una serie di obiettivi strutturali”, ma occorre ricercare incessantemente il bene comune. Presupposto ineludibile, la convinzione che “ogni uomo è costitutivamente soggetto di diritti fondamentali, cui corrispondono precisi doveri”, e “nulla e nessuno deve poter intaccare il sacrario intimo della persona”. E’ con questa consapevolezza che “la Chiesa rivolge il suo insegnamento sociale al popolo e ai suoi rappresentanti nei vari ambiti della società civile” perché “da questa precisa concezione di cittadinanza e di società deriva un metodo adeguato per l’esercizio del potere”. Una prospettiva che, ricercando “efficacemente il bene comune, non teme di fare ricorso al ‘compromesso'” secondo il vero significato del termine che “indica l’impegno a rimettersi vicendevolmente al giudizio di un arbitro, accettandone la decisione” e rinunciando, “se necessario, alle proprie opinioni e ai propri interessi in favore del bene di tutti”. Un arbitro che, ha rilevato il patriarca, “è il cittadino” e “in ultima analisi il popolo” le cui “necessità e aspirazioni debbono stare a cuore a chi riveste una qualsivoglia autorità”. “Praticare il compromesso in senso proprio, come legge nobile della politica – ha concluso Scola -, è una delle forme più elevate di carità”.