” “”Occorre aggiornare e ridefinire la ‘missione’ dell’Europa, nella cui realizzazione conteranno il ‘come’ e il ‘chi’, ma essa sarà legata anche alla permeabilità che le sedi istituzionali dimostreranno verso le nuove domande della società civile per tradurle in azioni concrete”. Lo ha detto il vicepresidente della Convenzione per il futuro dell’Europa, Giuliano Amato, intervenuto stamani a Roma all’incontro su “La società civile italiana e la Convenzione europea” presso la Camera dei deputati. Occorre inoltre, secondo il vicepresidente della Convenzione che con la sessione di luglio ha concluso la fase “di ascolto” ed entra ora in quella “di studio”, evitare di dare vita “ad un’Europa delle élites. L’allargamento ad Est suscita preoccupazione e diffusa insicurezza negli strati sociali più bassi: serve un tessuto connettivo comune alla cui creazione possono contribuire le Ong”. Per Amato, che auspica l’inserimento della carta di Nizza nei Trattati “anche se occorrerà studiarne i modi”, ulteriori nodi da affrontare sono “il rispetto della sussidiarietà, tema al quale sarà dedicata una sessione plenaria della Convenzione in ottobre, e la difficoltà di costruire coesione sociale”, anch’essi ambiti in cui può rivelarsi utile l’apporto della società civile. Eppure, ha rimarcato Luca Jahier delle Acli, “la sua effettiva partecipazione, dopo le grandi aspettative seguite al vertice di Laeken è stata, tutto sommato, deludente; proponiamo pertanto di trovare un raccordo tra le istituzioni europee e le reti della società civile in vista del dibattito sul documento finale della Convenzione. Il grande obiettivo di riunificare l’Europa e di restituire a 100 milioni di persone il diritto alla cittadinanza e allo ‘stare bene’, comporta gravi responsabilità, e deve fondarsi su un consenso informato e appassionato”. Di qui il rilancio stamani da parte del Forum del Terzo settore, in una nota approvata nell’assemblea nazionale dello scorso 20 giugno, della proposta di accompagnare il processo costituente in corso “con Conferenze nazionali della società civile organizzata, da tenersi in tutti i 15 Paesi dell’Unione e anche nei Paesi candidati”; un percorso che i Parlamenti nazionali sono invitati a seguire. Al Comitato economico e sociale europeo, il compito di redigere una sintesi dei risultati “da portare alle istituzioni comunitarie, preparando anche così un vero e proprio referendum europeo nel giugno 2004 sui punti più rilevanti del nuovo Trattato o della ‘Costituzione ‘”.