” “”La legge Bossi-Fini s’illude di poter aprire o chiudere le frontiere a proprio piacimento, secondo un principio di indesiderabilità che nulla ha a che fare con la dignità dell’uomo”. A ribadirlo, ad appena una settimana dall’approvazione del Senato della nuova legge sull’immigrazione, è la Commissione problemi sociali e del lavoro e di giustizia e pace della diocesi di Trieste, che “nell’ambito dei lavori di preparazione del Convegno diocesano”, ha voluto offrire “alla comunità ecclesiale e alla città alcune considerazioni” circa il fenomeno migratorio. “La particolare posizione di Trieste dichiara la Commissione , la pone come osservatrice privilegiata sulle dinamiche dell’immigrazione, ragione in più per far sentire la propria voce ed esperienza nel dibattito nazionale sull’immigrazione”. Da qui la richiesta di “un soggetto autorevole, che svolga nella nostra città un costante monitoraggio sul comportamento delle istituzioni nei confronti degli stranieri, esercitando una funzione di pressione coerente, rispettosa, preventiva e tempestiva”. Perché, “i diritti degli stranieri maggiormente a rischio nella nostra città sono quelli vertenti non tanto su casa, scuola e lavoro, ma quelli che dipendono dal corretto funzionamento degli uffici di pubblica amministrazione”. A tali richieste, osserva la Commissione, si deve unire “un lavoro di formazione e di educazione delle coscienze al dovere della solidarietà cristiana e dell’accoglienza di chi è nella ricerca di un futuro per sé e per la propria famiglia, abbandonando quelle forme di mantenimento dell’immigrato in una condizione di precarietà, che crea solo situazioni di disagio per l’immigrato stesso e per tutta la comunità civile”.