” “Anche la questione sul “migliore interesse” per il paziente, ad avviso dei vescovi inglesi e del centro Linacre, apre alcuni dubbi, ad esempio su quale sia il metro di misura per valutare realmente il desiderio del paziente (ad esempio una “passiva espressione di infelicità” difficile da interpretare o una dichiarazione a voce che potrebbe nascondere invece propositi suicidi). Altro problema riguarda la sterilizzazione, la contraccezione o l’aborto su donne disabili mentali. La sterilizzazione, ad esempio, oltre ad essere “un atto di mutilazione permanente”, si osserva, può sottoporre le donne al rischio di abusi sessuali e “potrebbe ridimensionare, agli occhi dei tutori, un motivo importante per cercare di dare loro adeguata protezione”. E oltretutto, “assicurerà i potenziali abusatori che la probabilità di essere scoperti sarà sostanzialmente ridotta”. In tutte queste situazioni elencate nel documento i due organismi mettono in luce come “sia stato ignorato il ruolo del medico”, ossia “non c’è un riconoscimento della complessità medica di un rifiuto previo di trattamento, soprattutto del fatto che il rifiuto previo o contemporaneo, può avere motivazioni suicide”.” “