VISTI NEGATI AI CATTOLICI IN RUSSIA: MONS. MAZUR (SIBERIA ORIENTALE), "IL PRESIDENTE PUTIN PUÒ FARE QUALCOSA" (SIREUROPA)

” “”Credo che il Presidente Putin può cambiare questa situazione e fare in modo che io possa entrare e continuare il mio lavoro come vescovo”. A lanciare un appello personale al presidente russo, Vladimir Putin, è mons. Jerzy Mazur, vescovo di Irkutsk, in Siberia orientale il quale è stato privato del visto necessario per rimanere in territorio russo ed ora si trova in Polonia. Sulla vicenda del vescovo erano intervenuti anche il Santo Padre, la Santa Sede e il governo polacco che non hanno però mai ricevuto nessuna risposta. ” “Mons. Mazur compare anche nel “documento informativo” che il Patriarcato di Mosca ha scritto su “Il proselitismo cattolico tra la popolazione ortodossa russa” (disponibile in lingua inglese sul sito www.russian-orthodox-church.org.ru). Il documento passa in rassegna le attività delle Congregazioni religiose, movimenti ed aggregazioni laicali cattolici che operano in territorio russo. Ad ogni voce, segue un commento del Patriarcato. Sono citati praticamente tutti. ” “”L’impressione – dice mons. Mazur in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di SirEuropa – è che il documento metta in un unico calderone tutte le attività della Chiesa cattolica, definendole proselitismo”. Anche per il vescovo è “difficile capire” perché il Patriarcato sia stato così severo. “Comunque – aggiunge – benché il documento sia molto duro, almeno ora sappiamo quello che gli ortodossi hanno da dire. E questo è positivo. Spero che si possa ora aprire la strada al dialogo. Hanno detto chiaramente cosa pensano della nostra attività; hanno dato esempi concreti di ciò che ritengono proselitismo e che invece noi riteniamo normale attività pastorale di una Chiesa. Siamo pronti a discuterne, sedendoci attorno ad un tavolo”. Mons. Mazur conclude l’intervista esprimendo due “speranze”: la prima è vedere l’incontro del papa con il Patriarca Alessio. La seconda speranza “è quella di rientrare presto nel Paese per continuare il mio lavoro che è un lavoro pastorale e per fare il dialogo ecumenico con gli ortodossi”.