” “Sono 650 nel mondo i sacerdoti italiani che seguono i circa 4 milioni di connazionali all’estero che si riuniscono in 531 comunità (le religiose sono 210 e i laici 48). Negli ultimi 4 anni ne sono partiti 46 (tra diocesani e religiosi) ma 66 sono rientrati in Italia (richiamati dai vescovi o dai superiori per altri compiti, per pensionamento o decesso). Dei cambiamenti in atto in questo ambito pastorale si sta parlando in questi giorni a Roma durante il Corso di sensibilizzazione alla pastorale degli italiani nel mondo, in corso fino al 14 luglio. “È il momento annuale di aggiornamento e di riflessione spiega don Elia Ferro, direttore dell’Ufficio per la pastorale italiani nel mondo -. Una pastorale in italiano che si apre sempre più al dialogo con la società e la chiesa locale, una pastorale tra gli italiani all’estero capace di rendere servizio in un mondo che cambia resta la sfida da raccogliere per rispondere al cambiamento in atto”. È dall’inizio del 1800 che la Chiesa italiana segue l’esodo dei suoi concittadini. “Oggi dice don Ferro le nostre comunità non sono più in emergenza, salvo il caso del continente sudamericano. Sono nella posizione della costruzione di un mondo nuovo dove viene valorizzato e messo in risalto il modo italiano di vivere e di credere. C’è quindi un rinnovamento in periodo di generale ridimensionamento”. Purtroppo, precisa, “il contesto generale in Italia resta quello di una grande indifferenza nei riguardi delle comunità all’estero: occorre ridare loro visibilità nell’opinione pubblica italiana, creare delle alleanze in patria e valorizzare il loro protagonismo”.