CONTRATTO RAI-MINISTERO: CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI UTENTI, “LA QUALITÀ ATTRAVERSA TUTTA LA TV” (2)

La “relazione” del Consiglio nazionale degli utenti detta una serie di regole per “la buona qualità delle trasmissioni”. I telespettatori chiedono “correttezza formale e sostanziale del linguaggio usato e la esclusione di ogni volgarità ed eccesso”. Ritengono inoltre che non può essere considerata di qualità “una televisione che diffonde film e fiction con scene di violenza e di sesso, nelle fasce orarie protette”. “Non sono di qualità – si legge nella relazione – i programmi nei quali si fa spettacolo dei sentimenti più intimi e riservati”; “i programmi di quiz caratterizzati da vincite esorbitanti” ed “una televisione che nei servizi informativi esalta le situazioni con il sensazionalismo e la spettacolarizzazione”. Agli utenti non piace una “televisione che affida i programmi di intrattenimento, di informazione o di approfondimento sempre agli stessi conduttori, considerati di maggior successo”. Il Consiglio ricorda inoltre di aver aperto un sito Internet per raccogliere pareri e opinioni degli utenti on-line. Ad accogliere per primi l’invito sono stati soprattutto giovani ed un ampia rappresentanza di genitori e associazioni. Dai primi dati emerge che il 30% degli interlocutori denuncia una “scarsa qualità televisiva”. Un 20% invece l’invadenza pubblicitaria. “Riteniamo – ha detto in conferenza stampa Cesare Mirabelli, presidente del Consiglio nazionale degli utenti – che un servizio pubblico per il pubblico vi sia sempre in ambito televisivo, anche al di là degli stretti confini del servizio pubblico”. Mirabelli ha richiamato la televisione alla responsabilità soprattutto nei confronti dei minori che sono – ha detto – “grandi consumatori di tv e non solo più nella fascia oraria di specifica programmazione per l’infanzia, ma anche in prima serata”. E a proposito di minori nella relazione si legge: “Ciò che appare con grande evidenza è un’offerta mediatica che non tiene abbastanza conto della fruizione minorile”. Il Consiglio mette in evidenza soprattutto l’uso strumentale che alcuni programmi spesso fanno dei minori, “spettacolarizzando l’autenticità dei bambini in funzione del divertimenti degli adulti”.