“Un momento di preghiera e raccoglimento per invocare il dono della fortezza durante la prova della detenzione, quello della luce per riflettere e ritrovare se stessi nella verità, quello dell’amore da realizzare nelle rispettive famiglie”: così il vescovo ausiliare di Napoli, mons. Vincenzo Pelvi, descrive “il giorno delle cresime” nel carcere di Secondigliano, a Napoli. Nei giorni scorsi venticinque detenuti dell’ala di alta sicurezza del penitenziario partenopeo hanno ricevuto da mons. Pelvi il sacramento della confermazione, dopo un cammino di preparazione durato otto mesi. E’ la prima volta, afferma don Raffaele Grimaldi, cappellano del carcere da dieci anni, che dei detenuti fanno richiesta di ricevere la cresima. “Questi uomini – spiega – rinchiusi perché condannati o in attesa di giudizio per reati camorristici o di associazione criminale” hanno messo in discussione “la loro vita, il passato di violenza, le scelte sbagliate. Nel giorno della cresima ho letto nei loro cuori e sui volti un sincero desiderio di cambiamento e di conversione”. Sono 1.400 i detenuti nel carcere, sostenuti da una quarantina di volontari della Caritas, dell’associazione Carcere Vi.vo, di parrocchie e del movimento neocatecumenale. “Interlocutori privilegiati con cui condividere l’annuncio del Vangelo” osserva mons. Pelvi, convinto che “la giustizia non può essere vendicativa, ma riabilitativa, in uno sforzo di accompagnare e reintrodurre, dopo la debita riparazione, coloro che hanno inferto anche ai congiunti danno e sofferenza”. Numerose le famiglie presenti alla celebrazione: “I detenuti – continua il vescovo ausiliare – sono come una piccola chiesa in prigione, che invoca dalla comunità cristiana rispetto e sostegno per ogni famiglia. E noi dovremmo, forse, educarci e purificare i nostri sguardi per ascoltare e aiutare concretamente le famiglie dei carcerati” perché “carcere e famiglia camminano insieme”.