“Le Chiese hanno la responsabilità di collaborare al cambiamento dell’attuale modello economico” oggi “non sostenibile” per varie cause, quali, “l’ingiusta distribuzione delle risorse, ed il loro alto consumo legato ad un benessere sprecone nei paesi industrializzati” E’ quanto si legge nelle conclusioni della IV Consultazione sulla responsabilità per il creato organizzata dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) in collaborazione con l’Ufficio per il lavoro e i problemi sociali della Conferenza episcopale italiana e la Fondazione Lanza, svoltasi a Venezia dal 23 al 26 maggio 2002. “Lo sviluppo sostenibile – si legge nel testo – ha bisogno di una concezione del lavoro che non può più essere considerato come l’unico valore di riferimento per lo sviluppo”, ma “presupposto per attività culturali, spirituali e sociali, per il riposo e il tempo libero”. L’attuale gestione del lavoro, infatti, rappresenta “un grave peso sociale anche a causa dei fattori di stress legati alla mancata sicurezza sul lavoro e all’impatto psicologico della disoccupazione”. Il ripristino del primato delle attività spirituali e non produttive è, si legge ancora nel documento, “una condizione necessaria per una cultura della sostenibilità che significa anche un nuovo coordinamento fra tempo del lavoro e tempo del riposo”. La Chiesa “può contribuire con un apporto fondamentale soprattutto con la tutela e la cultura della domenica”. “La domenica – prosegue il documento – crea orientamento e libertà in quanto interrompe il ritmo di lavoro e concede tempo per Dio, la famiglia, lo svago e attività di volontariato”. La domenica è, inoltre, “importante per la tutela delle famiglie. Essa crea tempo per il riposo ed uno spazio libero da scopi, essenziale per lo sviluppo dell’uomo e carico di positive conseguenze per la creatività umana”. (segue)