ACCORDO NATO-RUSSIA: L’OCCIDENTE MANTIENE ALCUNE RISERVE SUL NUOVO ALLEATO (SIREUROPA)

Soddisfazione per un accordo che segna una “trasformazione” profonda nei rapporti tra Russia e Occidente ma ancora qualche riserva nei confronti del “nuovo alleato”. E’ l’analisi di Alvaro de Vasconcelos, direttore dell’Istituto di Studi Strategici e Internazionali di Lisbona e componente del Board di “Tepsa”, l’Associazione Transeuropea di Studi politici in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di SirEuropa. Per l’esperto di relazioni internazionali si deve guardare a questo accordo come “al compimento di una trasformazione che ha avuto luogo in Europa dopo la caduta del muro di Berlino. Il significato dell’accordo è molteplice: principalmente la Nato cambia natura e diviene un organismo per la sicurezza collettiva, dal momento che non vi è più un nemico chiaro e che la Russia non può certamente essere ancora considerata tale”. Di conseguenza “la Russia si integra nel processo europeo”. Tuttavia, osserva de Vasconcelos, “anche se c’è indubbiamente convergenza tra le agende di Bush e di Putin per quanto concerne la lotta al terrorismo, in realtà Usa ed Ue hanno tuttora più di un motivo di scontento nei confronti di Mosca in merito, ad esempio, all’azione in Cecenia, alla questione della libertà di stampa, ai diritti umani e alla democrazia. Se nel corso della guerra fredda la convergenza di valori tra gli alleati era minore (il Portogallo è stato contemporaneamente dittatura e membro della Nato), dopo la caduta del muro di Berlino il fattore convergenza politica è molto più importante. E quindi, forse, il processo di integrazione continentale risulta più complicato di quanto possa sembrare”.