DOPING: K.GOLSER (TEOLOGO), “. ATLETI VITTIME DEL SISTEMA ECONOMICO. UN RECORD NON VALE LA SALUTE E LA VITA”

Dopo Stefano Garzelli, è toccato a Gilberto Simoni e Roberto Sgambelluri. L’eco del Giro d’Italia sconvolto dal doping arriva anche a Venezia dove da tre giorni oltre 70 delegati provenienti da tutta Europa stanno discutendo di lavoro e responsabilità per il creato nel corso della IV Consultazione delle Conferenze episcopali europee (Ccee). “Responsabilità per il creato ma anche per le creature e per l’uomo”, afferma al Sir il teologo Karl Golser della diocesi di Bolzano, in Trentino, terra di noti ciclisti come Moser, Fondriest ed anche di Simoni, l’ultimo a ritirarsi dall’edizione 2002 del giro rosa per ‘positività alla cocaina. “Bisogna ritornare alla sobrietà e a riconsiderare i limiti entro cui si svolge la vita umana e quindi anche sportiva. Abbiamo bisogno di tempi di riposo e di lavoro. Quando, poi, si parla di prestazioni, non si può pensare che ci possa essere sempre una crescita quantitativa contrassegnata da record”. Purtroppo, prosegue il teologo, esiste “una stretta relazione tra sport ed economia, con quest’ultima che premia solo i primi con grossi contratti offerti da sponsor. Gli atleti sono le vere vittime di questo sistema”. Spiega, infatti Golser, che “non solo la natura viene sfruttata ma anche il corpo umano considerato come una macchina da far viaggiare sempre ai limiti, senza curarsi delle conseguenze a livello di salute”. Per questo motivo, propone Golser, “servono controlli sempre più scrupolosi e severi per gli atleti. Un record non vale la salute e la vita”.