Un invito a “reagire” perché l’Europa ritrovi la propria identità cristiana, proprio quando “sembra farsi ancor più forte la tentazione dello scetticismo e dell’indifferenza davanti allo sfaldarsi di fondamentali capisaldi morali del vivere personale e sociale” viene da Giovanni Paolo II, che ha incontrato oggi a Sofia, durante il suo viaggio in Bulgaria (che si concluderà il 26 maggio) i rappresentanti del mondo della cultura, della scienza e dell’arte. “L’esperienza storica dimostra – ha affermato – che l’annuncio delle fede cristiana non ha mortificato ma anzi integrato ed esaltato gli autentici valori umani e culturali tipici del genio dei Paesi evangelizzati, ed ha altresì contribuito alla loro apertura reciproca, aiutandoli a superare gli antagonismi ed a creare un comune patrimonio spirituale e culturale”. Dopo aver visto nella storia, oltre all’Europa della cultura e del lavoro, anche un'”Europa dei regimi dittatoriali e delle guerre”, “del sangue, delle lacrime e delle crudeltà più spaventose”, ha osservato il Papa, “è urgente affermare che, per ritrovare la propria identità profonda, l’Europa non può non fare ritorno alle sue radici cristiane”. Il riferimento è anche ai Santi Cirillo e Metodio, oggi festeggiati in Bulgaria, co-patroni di Europa insieme a San Benedetto da Norcia e ideatori dell’alfabeto cirillico. Per aver tradotto la Bibbia nelle lingue locali i due santi sono considerati “non solo gli apostoli degli slavi, ma anche i padri della loro cultura”. Giovanni Paolo II ha espresso quindi apprezzamento per l’iniziativa dei vescovi bulgari di tradurre il Catechismo della Chiesa cattolica in lingua locale ed ha concluso augurando alla Bulgaria – “il bel paese delle rose” – “un futuro splendido” e prosperità “nella libertà, nel progresso e nella pace”.