EUROPA: LE CHIESE CHIEDONO PIÙ SPAZIO NELLA CONVENZIONE EUROPEA, L’APPELLO DEL CCEE E DELLA COMECE (2)

Anche mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) si unisce all’appello. “Non è certo interesse delle Chiese – spiega – ritrovarsi semplicemente nominate nella Convenzione europea. Quello che sta a cuore è che siano presenti in Europa i valori che si ispirano al cristianesimo”. Le Chiese – assicura Giordano – stanno seguendo con molta attenzione il processo di stesura del futuro trattato costituzionale dell’Unione europea. “Un contributo delle Chiese europee al processo di unione europea – ha ricordato il rappresentante del Ccee – è la Carta ecumenica europea, sottoscritta da tutte le Chiese europee con una serie di impegni”. Il testo è molto concreto ed “un intero capitolo è dedicato alla salvaguardia del creato”. Su questo fronte, è impegno soprattutto delle Chiese sviluppare “uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile”. Ma l’Europa non può chiudersi su se stessa. E’ questo il monito di mons. Patrick Kelly, arcivescovo di Liverpool, che invita il continente ad “avere sempre uno sguardo ai Paesi più poveri. Abbiamo bisogno di sentire la voce dell’Africa. Quando parliamo di ambiente o di lavoro o di altri tempi sociali dobbiamo sentire la voce dei più poveri. Perchè sono loro e non i ricchi a soffrire di più quando non c’è lavoro, quando si ferisce l’ambiente. Il rischio è che l’Europa pensi solo a se stessa. Per le Chiese e le religioni questa visione non è accettabile. Un’Europa chiusa sarebbe un’Europa morta”.