ASSEMBLEA CEI: CARD. RUINI, IN POLITICA NON SPETTA ALLA CHIESA DARE “VOTI” O “ASSOLUZIONI”

In politica, non spetta alla Chiesa “dare assoluzioni o auto-assoluzioni”, ma “sperare che ci sia da parte di tutti una risposta positiva agli interessi comuni del Paese, che devono stare a cuore a tutte le parti, politiche e sociali”. Ha risposto in questi termini il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, ad una domanda riguardo ad una valutazione sugli “esiti” che l’appello rivolto dal Papa e dallo stesso cardinale a favore di una maggiore “concordia” nel Paese e dell’abbassamento dei toni dello scontro in atto in ambito politico e sociale. L’auspicio della Chiesa, ha aggiunto il presidente dei vescovi italiani nel corso della conferenza stampa di chiusura della XLIX assemblea generale della Cei, è che “sul piano sociale, oltre che politico, gli obiettivi comuni per il bene comune dell’Italia siano sempre in evidenza, e vengano perseguiti con buona volontà da tutti”; “sarei presuntuoso”, ha aggiunto, “se volessi una risposta diretta o immediata al mio appello, che è ben poca cosa rispetto ai problemi reali che deve affrontare il Paese”. Sul piano più strettamente ecclesiale, Ruini si è soffermato sul tema centrale dell’Assemblea che si è conclusa oggi in Vaticano (“L’annuncio di Gesù Cristo, unico salvatore e redentore, e la missione dei credenti in un contesto di pluralismo culturale e religioso”), riferendo che il dibattito tra i vescovi ha confermato che “la questione antropologica è la questione più radicale, che non cancella tutte le altre, ma le condiziona, e influenza l’intero sviluppo della civiltà”. Per ora, ha fatto notare infatti il cardinale, la domanda fondamentale su chi è l’uomo e come si determinerà il suo futuro “riguarda in particolare i Paesi sviluppati, ma è destinata in breve tempo a coinvolgere il mondo intero”. Alla Chiesa, ha concluso Ruini, spetta soprattutto il compito di “rendere plausibile la rivelazione cristiana all’uomo contemporaneo”, non attraverso “formule matematiche” ma attraverso la testimonianza, partendo dalla considerazione che, per chi ha fede, “fra chi crede in Dio e chi non ci crede c’è tutta la differenza possibile”.