Di fronte ad un sistema economico che spinge le persone ad un consumo “usa e getta”, spetta alle comunità cristiane “il compito di proporre stili di vita che siano più sobri ed aperti alle dimensioni che danno all’esistenza dell’uomo un senso, come la famiglia, i rapporti sociali, la cultura”. A chiederlo è Karl Golser, teologo moralista e membro del gruppo di lavoro della Cei per la responsabilità del creato, a margine del convegno che si è aperto oggi a Venezia su “Lavoro e responsabilità per il creato. Lo sviluppo sostenibile esige una nuova visione del lavoro. “Non è sostenibile – spiega il teologo – quel lavoro industriale che produce per una società usa e getta. Non è sostenibile quel sistema economico che ricerca a tutti i costi di creare nelle persone nuovi desideri e bisogni ai quali far corrispondere un’offerta. Non è sostenibile quell’economia basata su un aumento quantitativo di energie e risorse. Non guarda tanto meno al futuro il lavoro precario e sfruttato al massimo da questa società sempre più accelerata. Sono modelli di economia e lavoro che non possono essere proposti al mondo intero, altrimenti sarebbe un cataclisma”. “Penso – ha aggiunto Golser – che la Chiesa, anche in questo campo, debba proporsi come ruolo di guida, come comunità che attira per un modo di vivere al quale in fondo tutti aspirano, a fronte di una spinta al consumo che va contro l’uomo e in risposta alla frenesia innestata da un’economia solo quantitativa. C’è invece la ricerca di una vita più sana, più vicina alla natura. Le comunità potrebbero riflettere e proporre un altro modo per diventare felici”. Non mancano le esperienze. “Ci sono – ricorda il teologo – stili di vita profetici che possono essere proposti come alternative al consumo uso e getta. Penso per esempio ai bilanci di giustizia, ai quali oggi aderiscono in Italia 600 famiglie. Sono persone che hanno deciso di spendere in modo consapevole, convinti che come consumatori possono avere un’influenza sul mercato per non essere complici di un mercato che vuole che noi consumiamo sempre di più “.