IL PAPA IN AZERBAIJAN E BULGARIA: “BASTA CON LA GUERRA!”

“Basta con la guerra in nome di Dio!” E’ il grido accorato pronunciato da Giovanni Paolo in Azerbaijan, che ha incontrato oggi nel palazzo presidenziale di Baku i rappresentanti delle religioni, della politica, della cultura e dell’arte. In un Paese che “conosce la tolleranza come valore preliminare di ogni sana convivenza civile”, il Papa ha ribadito il suo appello per la pace: “Sono venuto in Azerbaijan come ambasciatore di pace. Fino a quando avrò voce, io griderò: ‘Pace, nel nome di Dio’. E se parola si unirà a parola nascerà un coro, una sinfonia, che contagerà gli animi, estinguerà l’odio, disarmerà i cuori”. Il Santo Padre si è rivolto poi ai rappresentanti delle tre religioni monoteiste con un “lode a voi, uomini dell’islam” per “esservi aperti all’ospitalità”, agli ebrei per aver “mantenuto con coraggio e costanza le vostre antiche abitudini di buon vicinato”, ai cristiani per “aver contribuito, soprattutto con l’antica Chiesa degli Albani, a costruire l’identità di questa terra”. Una lode particolare è indirizzata alla Chiesa ortodossa, “testimone del Dio amico degli uomini e canto elevato alla sua bellezza”: “Quando la furia dell’ateismo s’è scatenata su questa regione, tu hai dato accoglienza ai figli della Chiesa cattolica, privati dei loro luoghi di culto e dei loro pastori, e li hai messi in comunicazione con Cristo mediante la grazia dei santi Sacramenti”. Da qui un invito a rinsaldare la “testimonianza d’amore” delle tre religioni “spegnendo con la rugiada dell’affetto e dell’amicizia ogni residuo focolaio di opposizione”. Il Papa si è rivolto poi ai rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte, invitandoli a ridare “a coloro che si interessano a voi il gusto della bellezza”. Ai politici ha raccomandato “onestà e trasparenza”, perché la politica è “servizio al bene comune” ma anche “un ambito irto di pericoli”: “E’ facile che vi si imponga la ricerca egoistica del tornaconto personale, a spese della doverosa dedizione al bene comune”. Il popolo, ha ribadito il Papa, “deve potersi sentire capito e tutelato. Deve poter constatare che i suoi capi lavorano per garantirgli un domani migliore. Non avvenga che la gente, posta di fronte a situazioni di crescente sperequazione sociale, sia indotta a pericolosi rimpianti del passato”. Giovanni Paolo II ha concluso con una esortazione rivolta a tutti ad impegnarsi “senza risparmio di forze” a favore dei giovani soprattutto nell’ambito dello studio e del lavoro.