ASSEMBLEA CEI: MONS. COSTANZO, GESÙ NON È UN “MAESTRO DI MORALE”, NO A SECOLARISMO, SINCRETISMO ED EDONISMO

Gesù non è un “maestro di morale”, e per rendere credibile l’annuncio del Vangelo all’uomo di oggi bisogna chiedersi “fino a che punto anche la nostra gente creda in un Gesù Figlio di Dio e Salvatore del mondo, senso ultimo della storia”. Ha sintetizzato così mons. Giuseppe Costanzo, arcivescovo di Siracusa e vicepresidente della Cei, il dibattito tra i vescovi nel corso della seconda giornata della XLIX Assemblea generale della Cei, in svolgimento in Vaticano fino al 24 maggio. Perché l’annuncio della fede “non cada nel vuoto”, ha spiegato Costanzo, bisogna tener conto delle “difficoltà” che incontra la Chiesa confrontandosi con una “vaga religiosità” o con un “uomo smarrito, disorientato”, influenzato dal “secolarismo che diventa chiusura al trascendente”, dal materialismo e dall’edonismo, che “fiacca ogni vigore spirituale”, ma anche da mali come “il sincretismo e il relativismo, molto diffusi anche tra i cristiani che non hanno lungo la loro vita ‘pensato’ la fede”. Perfino il dialogo interreligioso, ha sottolineato Costanzo, “può correre il rischio del sincretismo o del relativismo, che è sempre presente, anche quando facciamo le cose migliori: l’importante è avere una coscienza civile e la chiara coscienza dell’identità propria e dei propri interlocutori. Il dialogo interreligioso non deve essere un espediente che porti poi a realizzare un compromesso”. E’ la “forza della testimonianza”, dunque, che “vince su tutto”, e che va “resa con onestà” all’uomo di oggi, anche per sfatare l’immagine di una Chiesa “più competitiva” che pastorale. La Chiesa “non pretende di cambiare il corso della società”, ha detto Costanzo contestato questa immagine e citando la forte “resistenza” della società attuale ai valori del Vangelo”. L’arcivescovo ha riconosciuto, inoltre, l'”inadeguatezza” della Chiesa: “Ogni cristiano è un peccatore perdonato, ma la nostra inadeguatezza non deve farci perdere di vista le spinte contrarie alla fede, che ci costringono a remare controcorrente”.