In Italia il laicato non è “un gigante addormentato”, ma “un laicato in ricerca, che comincia a prendere coscienza della sua dignità” e chiede che “la sua esperienza sia accolta e valorizzata dai pastori”. Lo ha detto oggi mons. Giuseppe Costanzo, arcivescovo di Siracusa e vicepresidente della Cei, nel corso della seconda conferenza stampa della XLIX Assemblea generale dei vescovi italiani, in corso in Vaticano fino al 24 maggio. Secondo Costanzo, il “problema di fondo” della Chiesa, nell’ambito dell’evangelizzazione e del rapporto tra fede e cultura, si gioca proprio nella “promozione di un laicato che acquisti sempre più consapevolezza della sua capacità profetica”, e per i vescovi è anzitutto “una questione di buon senso accogliere e valorizzare tutto quello che la presenza dei laici può offrirci nei vari ambiti del vivere civile e sociale”, che costituiscono una sorta di competenza “esclusiva” del laicato. Interpellato riguardo ad una maggiore presenza di laici anche in posti di “responsabilità” ecclesiale – come nel caso della vicina Francia, che ha scelto due laici (un uomo e una donna) per due ruoli “chiave” come quello di segretario generale aggiunto e come responsabile della comunicazione – Costanzo ha commentato che “è bene utilizzare i laici in cose di cui non si è esperti e dalle quali, a volte, risulta più opportuno tenersi lontani”. Per la Chiesa italiana, si tratta – di “scelte pratiche che maturano col tempo e con la necessaria gradualità”, ha aggiunto il vicepresidente della Cei citando realtà come il Servizio nazionale per il progetto culturale (composto interamente di laici) o incarichi come quello ricoperto dall’attuale dirigente per la gestione dei flussi finanziari e dei servizi speciali della Cei, Livio Gualerzi. Il laicato, in Italia, ha specificato inoltre Costanzo facendo una sorta di “mappa” di tale realtà nella Chiesa, è quello “organizzato”, con associazioni “tradizionalmente legate ai vescovi” come l’Azione Cattolica, ma è composto anche di movimenti ecclesiali, che vanno “presi per mano” e accolti “con sapienza pastorale”, per evitare “assolutizzazioni” improprie: senza dimenticare, ha concluso Costanzo, il laicato “sfuso”, non meno determinante per “rendere non solo credibile, ma anche vivibile” il Vangelo per l’uomo di oggi.