“Il bene comune richiede da tutte le parti, sociali e politiche, più attenzione alla concordia”, per superare il “bipolarismo imperfetto” dell’attuale scenario politico italiano, che attende ancora una “maturazione” in grado di “andare oltre la conflittualità e le radicalizzazioni”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, rispondendo oggi alle domande dei giornalisti, nel corso della prima conferenza stampa della XLIX Assemblea generale, in svolgimento in Vaticano fino al 24 maggio. Ripercorrendo le più recenti prese di posizione dell’episcopato italiano in ambito politico, Betori ha fatto notare che “si è passati da un’attenzione al cambiamento alla condivisione di come ormai il bipolarismo sia diventato un fatto accettato dall’opinione comune, anche se non è ancora giunto in una fase che eviti la radicalizzazione. Il fatto che le parti politiche non siano più tante – ha precisato il segretario generale della Cei – non significa che il bene comune stia solo da una parte o dall’altra: entrambi gli schieramenti devono, invece, concorrere insieme al raggiungimento di questo obiettivo”. In politica, ha specificato ancora il segretario generale della Cei riferendosi alla situazione italiana, “il trapasso non è compiuto: ci si è staccati dal modello consociativo, ma non si è ancora trovata una formulazione nuova”. Nessuna “nostalgia”, comunque, per i vescovi: “il bipolarismo è ormai un dato accettato da tutti e non si può tornare indietro”. Un conto, ha precisato però Betori, “è la dialettica politica”, un altro “è l’incapacità di esprimersi, a volte, in modo convergente sulle problematiche del bene comune”. Un principio, questo, che “vale per la politica, ma anche per le questioni sociali”, alcune dei quali “preoccupano i vescovi”, ha aggiunto il segretario della Cei citando problemi come la “deriva della famiglia”, e le minacce “ai diritti fondamentali dell’essere umano e al rispetto della dignità della persona”: l’eutanasia, la procreazione assistita, sono questioni – ha concluso il segretario generale della Cei – che “vanno affrontate fino in fondo e che i vescovi non possono non considerare decisive per il futuro della società”.