ASSEMBLEA CEI: NOTA SIR

Certo, le valutazioni chiare, puntuali e propositive sui temi più scottanti dell’agenda politico-sociale ci sono tutte. C’è l’appello (ribadito anche dal Papa) a che il confronto sociale e politico sia basato sui problemi concreti, non indulga al fracasso delle propagande e dunque laceri il tessuto della partecipazione. Ma, aprendo i lavori dell’Assemblea generale della Cei, il cardinal Ruini ha voluto prima di tutto articolare una risposta ad una questione più strategica. Se è vero che sono in gioco in questi anni trasformazioni rilevanti a livello “globalizzato” qual è il ruolo della fede, quale parola ha da dire la Chiesa? Per questo ricorda Assisi, il disegno strategico di Wojtyla di porre “le religioni all’avanguardia della storia, come indispensabili guida morali del genere umano e come matrici di rinnovamento culturale, civile e anche delle istituzioni e dei rapporti internazionali”. Porre questo sfondo non significa annacquare lo specifico cristiano e cattolico. Anzi. Alla radice dell’accelerazione dei processi cui diamo il nome sintetico di globalizzazione, ribadisce Ruini, c’è una “questione antropologica”. L’uomo è messo in discussione in modo inedito e radicale. Questa situazione fa risaltare la persona di Gesù Cristo: “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. Si potrebbe allargare il discorso al mistero della Trinità. Ma se questo è vero, è anche vero, ricorda il presidente della Cei, che “è arduo, sebbene non impossibile perché la grazia di Dio è capace di superare ogni barriera, proporre il mistero del Verbo incarnato a un’umanità che abbia smarrito il senso, o almeno la nostalgia e l’attesa della grandezza del proprio destino”. Perciò c’è qui un grande campo di lavoro e di collaborazione “con tutti coloro che condividono i fondamenti della nostra civiltà e ritengono di non poter rinunciare alla centralità della persona umana”. Di qui l’impegno per la missione e per una Chiesa veramente capace di annunciare Cristo: una reale “conversione missionaria”. Emerge in sintesi un doppio movimento che rilancia il ruolo delle religioni e nello specifico sollecita a rilanciare l’impegno missionario dei cristiani nel nuovo ambito della società globalizzata, oltre tutti i limiti, le stanchezze, le contraddizioni, che pure non mancano. Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato all’Assemblea Generale per il cinquantesimo anniversari della Cei ha ribadito che “l’Italia come nazione ha molto da offrire a tutta l’Europa”. Anche sotto il profilo della fede e di una fede di popolo. Un discorso che passa attraverso il ruolo del laicato, sempre più strategico e di cui si dovrà necessariamente riparlare in termini realisti ed innovativi.