ASSEMBLEA CEI: CARD. RUINI, PORRE FINE AL CONFLITTO “CHE SI TRASCINA” IN TERRA SANTA. IL RUOLO DELL’EUROPA

Il conflitto arabo-israeliano, che “si trascina purtroppo da oltre cinquant’anni”, è “una delle maggiori cause di difficoltà” nei rapporti tra cristianesimo ed Islam, che “per il bene di tutti esige di essere rimossa”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi i lavori della XLIX Assemblea generale dei vescovi italiani, in svolgimento in Vaticano fino al 24 maggio. Dopo l’11 settembre, per Ruini, “è diventato più chiaro che sui rapporti tra l’Occidente e le altre parti del mondo non pesano soltanto gli aspetti economici”: oggi l’attenzione è “concentrata sull’Islam”, ma “non meno rilevante” potrà essere in futuro “il ruolo che appare destinata a giocare la Cina”. Riguardo all’Islam, comunque, “la matrice religiosa” a cui si richiama il terrorismo islamico ha provocato, secondo il presidente della Cei, “una reazione profonda” nei Paesi occidentali, che “si esprime in forme vaiegate e a volte assai discutibili e paradossali, ma che contiene in sé un impulso a riscoprire e valorizzare quell’identità che storicamente e culturalmente ci appartiene e che in larga misura è un’identità cristiana”. Un compito, questo, che per Ruini comporta “la necessità di una forte e costruttiva presenza dell’Europa”, nella cui futura Costituzione deve essere “chiaramente riconosciuto il ruolo, passato e presente, del cristianesimo e delle Chiese”. Un altro “passaggio impegnativo ma di grandissimo significato” da realizzare, secondo il presidente della Cei, è “l’ingresso nell’Unione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, la cui profonda identità europea non può certo essere negata, superando quella frattura traumatica derivata dalla ‘guerra fredda’”. L’Italia e i cattolici, ha concluso Ruini, “possono molto contribuire a dare nuovo vigore” all'”anima dell’Europa”, partendo dal principio che “accanto alle materie che dovranno essere sempre più demandate alla competenza e responsabilità dell’Unione, come quelle della politica estera oltre che della moneta e più in generale degli indirizzi economico-finanziarie, ve ne sono altre che sembra assai più opportuno mantenere nella competenza delle singole nazioni, secondo la logica della sussidiarietà”.