Nella prima parte del suo messaggio di “auguri” per i 50 anni della Cei, il Papa si è soffermato sulla storia della Conferenza episcopale italiana, a partire dalla prima riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali regionali (10 gennaio 1952), di fatto “data di nascita” della Cei e avvio di “un rinnovato cammino di comunione affettiva ed effettiva” tra i vescovi italiani definito dal Pontefice “assai proficuo per la Chiesa e per il Paese”, oltre che “in speciale unione e piena sintonia con il Successore di Pietro”. La Cei, per il Papa, “ha molto contribuito a conservare e rinnovare” la “grande eredità di santità e di cultura cristiana suscitate in Italia dalla predicazione apostolica fin dai primissimi anni dell’era cristiana”, con “particolare e decisivo riferimento” al Concilio Vaticano II, ancora attuale per le “vie da percorrere per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo nel secolo appena iniziato”. I nuovi catechismi per le diverse fasce d’età, l’istituzione della Caritas italiana, i programmi o orientamenti pastorali decennali “inaugurati” negli anni ’70 per proporre “l’evangelizzazione come significativa priorità pastorale del nostro tempo, anche in un Paese di antica e radicata tradizione cristiana come l’Italia”: queste alcune delle tappe principali del cammino della Cei indicate dal Papa, che ha citato anche i Convegni ecclesiali nazionali “che hanno scandito gli ultimi tre decenni” e grazie ai quali “i rappresentanti dell’intero popolo di Dio sono stati chiamati a una crescente assunzione di responsabilità, per ravvivare e adeguare alle mutate circostanze la presenza cristiana in Italia”. Il “progetto culturale”, in questi ultimi anni, è stato per Giovanni Paolo II “una via di risposta” peculiare della Chiesa italiana “a quella sfida decisiva che è sostituita dall’evangelizzazione della cultura del nostro tempo”. Di fronte alle “innegabili e gravi difficoltà che insidiano, in Italia come in tanti altri Paesi, la fede cristiana e gli stessi fondamentali dell’umana civiltà – ha concluso il Papa – non ci perdiamo d’animo, ma piuttosto rinnoviamo e approfondiamo la nostra fiducia nel Signore, la cui potenza si manifesta nella nostra debolezza e la cui misericordia è sempre in grado di vincere il male con il bene”.