Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana A poco più di un anno dalle politiche e dalla formazione del secondo governo Berlusconi, l’ultima domenica di maggio (con prolungamento delle votazioni il lunedì mattina ed eventuale ballottaggio dopo quindici giorni) si tiene un turno di elezioni amministrative. Né la maggioranza, né l’opposizione sembrano scommettere sul significato politico di questo appuntamento. E questo, nel sempre litigioso e surriscaldato panorama politico italiano, è un dato positivo. Propaganda e politica spettacolo che finiscono col respingere i cittadini e non aiutano certo a risolvere i problemi. Qualche giorno fa si è tenuto a Roma il forum “glocal”. E’ stata una ulteriore occasione per sottolineare il rilievo, anche e soprattutto nel nuovo sistema “globalizzato”, della dimensione locale, tanto come quadro di vita – e di vivibilità – quanto come quadro di governo e di amministrazione. L’Italia forse anche più di altri paesi dell’Unione Europea – oggi alla faticosa ricerca di un comune approdo costituzionale – è caratterizzata dalla dimensione cittadina, locale. Che oggi acquista nuovo rilievo: sulla spinta delle urgenze di bilancio e degli indirizzi di privatizzazione sono in atto processi di ridistribuzione del carico fiscale e dei flussi di investimenti tra centro e periferia, tra pubblico, privato e privato-sociale. Se ne parla troppo poco: eppure in prospettiva, sotto la spinta di processi di ridistribuzione fiscale e finanziaria, si tenderà a superare l’uniformità del tessuto amministrativo locale, con conseguenze imprevedibili. Quella che fino ad ora poteva sembrare una variabile accessoria, cioè il grado di coesione e di dinamismo del tessuto sociale ed istituzionale locale, la positiva interazione tra istituzioni, appartengano esse al settore della politica e dell’amministrazione, al mondo dell’imprenditoria, alla religione, all’associazionismo, alla beneficenza, e chi più ne ha più ne metta, farà sempre di più la differenza. Già ora crescono le imposte locali, calando i trasferimenti statali. E sappiamo quanto la leva fiscale e comunque quella finanziaria sia essenziale per cambiare o modificare i comportamenti. Ne è spia il dibattito in corso sulle fondazioni bancarie. Debbono essere intese come un cospicuo forziere per finanze in affanno o un potenziale, rilevante, volano, per lo sviluppo di questo pluralismo e questa vivacità istituzionale sempre più essenziale? Solo classi dirigenti locali adeguate potranno farsi carico di guidare e governare questo processo. I cittadini sono avvertiti. Non a caso proprio in questa dimensione si stanno moltiplicando segnali di una ripresa di interesse per la partecipazione politica anche nel mondo cattolico.