Legalizzare l’eutanasia è una decisione che contraddice il cuore stesso di una società, fondata sul “rispetto fondamentale della vita umana e soprattutto di quella delle persone più vulnerabili”. Lo scrivono i vescovi del Belgio in una dichiarazione diffusa in merito alla legge sull’eutanasia approvata ieri dopo una lunga battaglia. Con la decisione di legalizzare l’eutanasia – osservano i vescovi – “il Belgio è divenuto uno dei rari paesi del mondo dove è permesso legalmente uccidere deliberatamente un essere umano”. A questo punto – aggiunge l’episcopato – “il valore e la dignità di un essere umano non sono più legati alla sua esistenza ma a ciò che si chiama la sua qualità di vita”. Sebbene la legge non obbligherà nessuno a praticare l’eutanasia – aggiungono i vescovi – “noi temiamo che il malato possa subire in certi casi una pressione pesante”. I vescovi sollevano anche la questione relativa al ruolo del medico e domandano: “non rischierà di alienare il senso della sua professione?” e in caso di obiezione di coscienza, “saranno lasciati in pace gli ospedali che rifiutano di praticare l’eutanasia?”. “Si rimprovera regolarmente alla Chiesa – si legge ancora nella dichiarazione – di voler lasciare soffrire le persone inutilmente e senza ragione. Questa convinzione è evidentemente falsa e ci ferisce profondamente. Da secoli, i cristiani hanno lavorato molto per addolcire la sofferenza della gente. La Chiesa si è anche espressa più volte e senza equivoci contro un prolungamento inutile della vita, cioè contro l’accanimento terapeutico. E’ certo che bisogna evitare la sofferenza delle persone e ridurre al massimo le loro sofferenze. La questione è sapere se ciò può essere ottenuto uccidendo qualcuno”. I vescovi invitano a progredire nell’uso e nella ricerca delle cure palliative. “Ci attendiamo molto – scrivono – dallo sviluppo futuro e dalla messa in opera delle cure palliative”.