“La Chiesa in Europa si sente a casa propria” e pertanto “attende che le venga riconosciuta la cittadinanza europea”; di fronte “a certi tentativi di ‘privatizzare’ le Chiese”, queste ultime “si aspettano di vedere riconosciuto giuridicamente il loro ordinamento proprio, in modo da sottrarsi all’arbitrio delle opzioni politiche del momento”: ad affermarlo, il segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede, mons. Jean-Louis Tauran, intervenuto ieri sera al convegno su “Il futuro della nuova Europa” promosso a Roma dal Centro internazionale di Comunione e liberazione. E la Chiesa ha pieno titolo per richiedere un ruolo centrale nella costruzione della nuova Europa: “Il termine ‘Europa’ fu usato per la prima volta nell’era moderna da papa Nicolò V – ha ricordato l’arcivescovo -, nel 1453, anno della caduta di Costantinopoli”. La Chiesa ha inoltre “ispirato e modellato le istituzioni del continente”, nato “dalla croce, dal libro e dall’aratro” ha aggiunto, facendo propria un’espressione di Paolo VI. Di fronte “a certi tentativi di ‘privatizzare’ le Chiese – ha detto ancora mons. Tauran -, la Santa Sede ha sempre rivendicato la possibilità di partecipare, in maniera costruttiva, al dialogo pubblico della società europea”. E’ importante, perciò, “nella prospettiva della Convenzione europea, che le Chiese possano essere sentite, dal momento che possono proporre valori senza i quali l’uomo rischierebbe di zoppicare nel suo cammino verso l’unità del continente” perché “i valori sui quali una comunità si fonda trascendono le decisioni contingenti della politica e delle leggi; sono, invero, la fonte dalla quale promanano i diritti fondamentali”. Di qui l’importanza che “un testo costitutivo e impegnativo per tutti i cittadini dell’Ue riconosca le fonti dalle quali vengono attinti i valori ispiratori”. Di fronte “alle grandi sfide che attendono l’Europa e memore delle tragedie di ieri – è la conclusione di mons. Tauran -, la Chiesa cerca uno spazio religioso nel cuore delle culture nuove” e “dovrà sempre poter parlare di Dio a tutti gli uomini. Nessuno dovrà meravigliarsi di questa pretesa! Non può esistere una ‘Chiesa del silenzio’: sarebbe un controsenso”, tanto più oggi “che il Papa chiede che nell’Europa di domani vi sia ancora posto per Dio”.