“L’incontro delle culture è oggi un terreno di dialogo privilegiato tra uomini impegnati nella ricerca di un nuovo umanesimo per il nostro tempo, al di là delle divergenze che li separano”. Questa “intuizione” di Giovanni Paolo II, contenuta nella lettera di Fondazione del Pontificio Consiglio della Cultura, è ancora “di estrema attualità”, a vent’anni di distanza dall’istituzione del citato dicastero pontificio. Ad assicurarlo è il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, presentando la giornata di studio che si terrà domani, in Vaticano, per il XX anniversario della creazione dell’organismo voluto da Giovanni Paolo II “promuovere i grandi obiettivi che il Concilio Ecumenico Vaticano II si è proposti circa i rapporti tra la Chiesa e la cultura. “La pastorale della cultura – si legge nell’omonimo documento, pubblicato nel ’99 dal competente dicastero pontificio – ha come obiettivo prioritario l’inserimento della linfa vitale del Vangelo nelle culture, per rinnovare dall’interno e trasformare alla luce della Rivelazione le visioni dell’uomo e della società che modellano le culture, le concezioni dell’uomo e della donna, della famiglia e dell’educazione, della scuola e dell’università, della libertà e della verità, del lavoro e degli svaghi, dell’economia e della società, delle scienze e delle arti”. Il Pontificio Consiglio della Cultura fu istituito da Giovanni Paolo II il 20 maggio 1982. Con la lettera apostolica “Inde a pontificatus”, del 25 marzo 1993, il Papa univa al Pontificio Consiglio della Cultura il Pontificio Consiglio per il Dialogo con i non credenti, creato da Paolo VI con il nome di Segretariato per i non credenti il 9 aprile 1965. Tra i compiti del Pontificio Consiglio della Cultura, si legge nello statuto, quello di promuovere “lo studio del problema della non credenza e dell’indifferenza religiosa, indagandone le cause e le conseguenze per la fede cristiana”. All’incontro di domani, presieduto dal card. Poupard, parteciperanno tra gli altri il card. Francis Arinze, mons. Franc Rodé, e il card. José da Cruz Policarpo.