VANGELO E INTERNET: MONS. BETORI, UN “DECALOGO” PER UN “BUON USO” DELLA RETE (2)

Da queste “regole” derivano, a parere del segretario della Cei, una serie di “no”: a qualsiasi “imperialismo culturale” fondato sulla “pretesa di una comunicazione globale”; al “digital divide”, che approfondisce il divario tra i “ricchi” e i “poveri” nel mondo; ad una falsa idea di “libera espressione”, che “non ricerca la verità e si adegua ai criteri, pur apprezzabili, della sincerità, dell’autenticità, dell’accordo con le proprie opinioni”; ad ogni forma di “manipolazione del comportamento”, che “sposta la soglia di tolleranza di certi modi di agire nostri e degli altri”, grazie ai quali “possiamo ritrovarci coinvolti, all’interno dell’ambiente virtuale, in pratiche che considereremmo ripugnanti nella vita reale”, diventando “addirittura dipendenti” da esse. La “sfida della comunità virtuale”, ha osservato Betori, richiede “nuove procedure” di catechesi, in modo da dare “risposte sempre nuove e creative” alla pastorale “virtuale”, per la quale la “comunità reale” resta comunque “una necessità”, prima e dopo l’ingresso in Internet. “Spaesamento, frammentarietà, ricettività senza profondità”: questi, per il segretario generale della Cei, alcuni frutti della “società in rete”, in cui ci si può imbattere in fenomeni come la “dipendenza da Internet”, o in un “vivere in rete” spesso popolato di “identità, io multipli, immagini di sé rimessi in discussione”. Di qui, ha concluso Betori, la difficoltà di “formare una mentalità critica”, per la “precarietà dei punti di riferimento all’interno della rete” e la necessità, per la comunità cristiana, di “educatori che più che essere detentori del sapere” aiutano gli utenti “a scegliere i sentieri più promettenti in rapporto ad un determinato progetto”.