“Il peccato non è una mera questione psicologica o sociale, ma è un evento che intacca la relazione con Dio, violando la sua legge, rifiutando il suo progetto nella storia, scardinando la scala dei valori”: in una parola, “chiamando bene il male e male il bene”. Lo ha detto oggi il Papa, commentando, nel corso dell’udienza generale, il Salmo 50. “Prima che un’eventuale ingiuria contro l’uomo”, ha proseguito Giovanni Paolo II, “il peccato è innanzitutto tradimento di Dio”. Nella confessione della colpa del “Miserere”, infatti, “entra in scena la coscienza personale del peccatore che si apre a percepire chiaramente il suo male. E’ un’esperienza che coinvolge libertà e responsabilità, e conduce ad ammettere di aver spezzato un legame per costruire una scelta di vita alternativa rispetto alla Parola divina”, attraverso “una decisione radicale di mutamento”. Il salmo 50, dunque, ci ricorda che “il male si annida nelle profondità stessa dell’uomo, è inerente alla sua realtà storica e per questo è decisiva la domanda dell’intervento della grazia divina”. La potenza dell’amore di Dio, ha sottolineato infatti il Papa, “supera quella del peccato” e lascia “intravedere la luce della grazia e della salvezza”, grazie alla quale “la confessione della colpa e la consapevolezza della propria miseria non sfociano nel terrore o nell’incubo del giudizio, bensì nella speranza della purificazione, della liberazione, della nuova creazione”.