NONVIOLENZA: RIVISTE MISSIONARIE, “UNA POLIZIA ONU, NON ESERCITI NAZIONALI”. MONS RIBOLDI E LE PAROLE DI PAOLO VI ALLE BR

Abolizione degli eserciti nazionali in cambio di un corpo di polizia internazionale a cui ricorrere “in caso estremo”, diretto dalle Nazioni Unite che devono essere il “vero governo e parlamento del mondo”. È la proposta avanzata al convegno in corso fino a domani a Verona, per iniziativa della Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana) su “La non violenza possibile: una sfida per la missione”, al quale partecipano una trentina di giornalisti e responsabili delle riviste missionarie italiane. A presentarla è stato il dehoniano padre Angelo Cavagna. “Come al formarsi degli Stati nazionali sono stati aboliti gli eserciti del Piemonte, del Ducato di Milano, ecc. – ha sostenuto il religioso – così oggi vanno aboliti gli eserciti nazionali perché i problemi sono mondiali e quindi occorre un vero governo mondiale con una vera Onu che detti un minimo di regole di giustizia e di pace al mondo dell’economia oggi egemone, e le faccia applicare con metodi non violenti e con il ricorso in caso estremo a un corpo di polizia internazionale alle dipendenze dirette dell’Onu”. Padre Cavagna, a proposito della “superata dottrina della guerra giusta” ha sostenuto la necessità di “voltar pagina e tornare semplicemente alla nonviolenza evangelica dei primi secoli della Chiesa”. A sua volta mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, con una lunga esperienza pastorale nelle carceri italiane, ha portato ad esempio di nonviolenza attiva l’effetto che ebbe sui terroristi l’intervento di Paolo VI durante il sequestro Moro: “Non sono state le armi a porre fine al terrorismo – ha affermato mons. Riboldi – ma le parole di Paolo VI. I terroristi cominciarono ad andare in crisi quando egli si rivolse agli ‘uomini delle B.R.’ chiedendo di liberare Aldo Moro. E ancora di più quando, dopo l’uccisione dello statista, sentirono il Papa pregare: ‘Tu Signore non ci hai ascoltato…’. Da allora, ha concluso il vescovo, alcuni brigatisti “cominciarono a ritrovare la loro umanità”.