“Un bambino può rendersi ‘invisibile’ o subire questa operazione per mano di altri componenti la famiglia” come “difesa rispetto ad accadimenti emotivi troppo difficili da affrontare”. Ciò accade spesso nei nuclei familiari in cui è presente un congiunto che, per cause diverse, richiede cure e attenzione speciali. Il rischio è, allora, che “il bambino non si veda riconosciuto nei propri bisogni e nelle proprie peculiarità” con conseguenze non trascurabili per il suo equilibrio: a lanciare l’allarme è la psicologa Maria Cristina Pesci in un articolo apparso sul numero di maggio del mensile “Famiglia oggi”, dedicato ai diversi modi in cui i figli possono essere trascurati – anche involontariamente – dai genitori, da domani in distribuzione. Come, allora, tradurre una “situazione di visibile svantaggio” per un bambino in un’occasione di crescita? Innanzitutto, secondo la psicologa, occorre che gli adulti, pur mantenendo il legame con il familiare malato, “non abdichino a se stessi e alla propria vita”. Essi debbono quindi “tradurre in un modo comprensibile al bambino gli accadimenti familiari e le relative conseguenze che lo riguardano” perché questi, coinvolto e responsabilizzato senza essere “schiacciato dall’impotenza e impaurito dal senso del limite che il disagio e la malattia evidenziano”, possa “salvaguardare la propria serenità” e alimentare “sentimenti di fiducia” legati alla certezza “di non essere dimenticato”, ma di essere anch’egli, come il congiunto infermo, “visibile e vivo nei pensieri e nelle attenzioni dei genitori”.