Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Centra gli obiettivi il secondo turno delle presidenziali francesi: Chirac si afferma con una percentuale di voti superiore all’80%. Ma si conferma, anche tenuto conto della crescita del numero dei votanti, un’ampia fetta di consenso all’inopinato sfidante, il leader del Fronte Nazionale Jean Marie Le Pen. Il sistema istituzionale francese tuttavia è complesso ed articolato. Le elezioni legislative di giugno diranno quali sono gli assetti che escono da questa sorprendente primavera elettorale. E’ stata infatti la sinistra la grande sconfitta delle presidenziali. La mobilitazione repubblicana che ha portato Chirac alla vittoria, con il voto di molti suoi oppositori, ha avuto tuttavia un significato importante. Ha espresso una chiarissima condanna dell’estrema destra radicale. Ma non basta. Occorre andare avanti nella condanna della violenza politica, non solo quella fisica, che in Europa resta fortunatamente un dato piuttosto residuale, ma anche della violenza verbale, del radicalismo che si insinua nelle pieghe della crisi della politica e della comunicazione politica. Il crescente pragmatismo e la perdita di appeal etico-culturale della politica sta generando sensazioni contraddittorie nell’opinione pubblica europea, da un lato cioè una propensione dei cittadini alla delega, per cui gli Europei chiedono alle istituzioni di risolvere i grandi problemi della società, dall’altro un sentimento di sempre minor fiducia nelle istituzioni e nelle politiche che questi adottano. L’orizzonte nazionale si rimpicciolisce, ma resta quello delle scelte politico elettorali, e stenta ad emergere un orizzonte più ampio ed adeguato. In questo quadro, avanza una nuova destra. Utilizza le frustrazioni vere o presunte di parti significative dell’opinione pubblica e della cittadinanza europea e profitta dell’allontanarsi della memoria collettiva che aveva generato una robusta pregiudiziale antifascista. Il suo slogan è stato ben espresso da Le Pen, quando – riprendendo classici stilemi lessicali fascisti – si qualifica di sinistra dal punto di vista sociale, di destra dal punto di vista economico e “soprattutto, nazionalmente, francese”. In ogni paese grandi o piccoli movimenti politici operano, con maggiore o minore fortuna, su questa stessa lunghezza d’onda. Le nevrosi francesi sempre sono rilevanti per l’Europa. Per questo senza dogmatismi, ma con determinazione, è urgente procedere nella creazione di uno spazio della democrazia, della politica, della rappresentanza a livello di Unione. Senza retorica, senza inseguire i vecchi quadri istituzionali dello stato-nazione o il modello americano. Ma operando concretamente, così da scrollarsi un passato che sembra riaffacciarsi, anche se agghindato di post modernità.