“Non è nel potere della Chiesa sostituire la confessione personale con l’assoluzione generale”, ha ribadito dunque Ratzinger commentando la lettera apostolica del Papa sulla penitenza. Se “nelle cure psicoterapeutiche si esige dalle persone di portare il peso di profonde e spesso pericolose rivelazioni della circa la loro interiorità”, ha osservato il cardinale, nel sacramento della penitenza “si depone con fiducia nella bontà misericordiosa di Dio la semplice confessione della propria colpa”. A proposito dell’impossibilità di ricevere l’assoluzione per “i penitenti che vivono in stato abituale di peccato grave e non intendono cambiare la loro situazione”, cui il Papa fa cenno nel “motu proprio”, Ratzinger – rispondendo ad una domanda di un giornalista sulla situazione dei divorziati risposati e degli omosessuali nella Chiesa – ha spiegato che “se manca la condizione fondamentale, cioè la volontà di cambiamento”, non si può essere assolti. “Non si tratta di una punizione per alcune categorie di persone – ha precisato il prefetto – ma della semplice logica del sacramento”. Nel corso della conferenza stampa, sono state fatte diverse domande sul recente incontro dei cardinali americani in Vaticano, per i noti casi di pedofilia in cui sono stati coinvolti nei mesi scorsi diversi esponenti del clero statunitense. I vescovi Usa, ha reso noto Ratzinger, hanno in programma “un giorno di espiazione e penitenza pubblica, che dovrebbe riflettersi poi sulla vita quotidiana dei cristiani” e costituire “un invito a pensare alla dimensione del peccato, della penitenza e della misericordia” e alla prassi della confessione “come educazione e prevenzione di queste cadute umane”.