LETTERA DEL PAPA SULLA PENITENZA: APPELLO AI SACERDOTI PERCHÉ “ASCOLTINO” DI PIÙ LE CONFESSIONI DEI LORO FEDELI

Tutti coloro che si occupano della “cura delle anime” hanno l'”obbligo di provvedere che siano ascoltate le confessioni dei fedeli a loro affidati” e di mostrarsi “sempre e pienamente disposti” ad amministrare il sacramento della penitenza “ogniqualvolta i fedeli ne facciano ragionevolmente richiesta”. E’ l’appello rivolto dal Papa – nella lettera apostolica “Misericordia Dei”, presentata oggi in Vaticano – ai vescovi e ai sacerdoti nel mondo affinché diano più spazio, nelle loro attività pastorali, al sacramento della penitenza; un tema, questo, caro al Pontefice, che aveva fatto richieste analoghe ai preti anche nell’ultima lettera a loro rivolta per il Giovedì Santo. La “mancanza di disponibilità ad accogliere le pecore ferite” per poi “ricondurle all’ovile”, scrive Giovanni Paolo II, “sarebbe un doloroso senso di carenza di senso pastorale” nei sacerdoti: vescovi, parroci e rettori di chiese e santuari, aggiunge il Papa, “devono verificare periodicamente che di fatto esistano le massime facilitazioni possibili per le confessioni dei fedeli”, soprattutto attraverso “la presenza visibile dei confessori nei luoghi di culto durante gli orari previsti, l’adeguamento di questi orari alla situazione reale dei penitenti, e la speciale disponibilità per confessare prima delle Messe” e anche durante le celebrazioni. Per quanto riguarda i fedeli, “va riprovato qualsiasi uso che limiti la confessione ad un’accusa generica o soltanto di uno o più peccati ritenuti più significativi”: i penitenti “che vivono in stato abituale di peccato grave e non intendono cambiare la loro situazione”, ricorda infatti il Papa, “non possono ricevere validamente l’assoluzione”. Tornando al tema delle “assoluzioni collettive”, il Pontefice precisa che “non è ammissibile il creare o il permettere che si creino situazioni di apparente grave necessità” derivanti dall’inosservanza delle norme canoniche, o “dall’opzione di penitenti in favore dell’assoluzione in modo generale”. La sola “grande affluenza dei penitenti”, precisa inoltre il Papa, “non costituisce sufficiente necessità, non soltanto in occasione di una festa solenne o di un pellegrinaggio, ma neppure per turismo o altre simili ragioni dovute alla crescente mobilità delle persone”.