Rivolgendosi alla Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, riunita in questi giorni a Ginevra per la 58ma sessione, l’Osservatore permanente della Santa Sede, mons. Diarmuid Martin, ha sollecitato particolare attenzione rispetto alla “emergenza di nuove forme di razzismo”. Riferendosi alla “tentazione dell’eugenismo”, mons. Martin ha raccomandato alla comunità scientifica di “essere particolarmente vigilante per garantire che il progresso della medicina e della biotecnologia sia utilizzato per il bene dell’intera famiglia umana e mai a svantaggio dei più vulnerabili o con un latente intento razzista”. Anche i migranti, ha proseguito l’Osservatore della Santa Sede, “costituiscono un gruppo particolarmente vulnerabile”. Ed “è paradossale che i migranti e le loro famiglie siano esposti oggi alla intolleranza razziale, persino in situazioni in cui è riconosciuto che essi portano un contributo insostituibile al progresso economico dei Paesi verso i quali sono diretti. Una comunità globalizzata deve sviluppare un’immagine positiva delle migrazioni. Non dovrebbero essere accettati i tentativi di sfruttare l’ansia e l’allarme di fronte agli immigrati come strumento per conseguire progressi politici a breve termine”. Mons. Martin ha ricordato l’incontro mondiale di preghiera per la pace ad Assisi, lo scorso 24 gennaio, e la Conferenza mondiale contro il razzismo organizzata dalle Nazioni Unite a Durban. “Ogni paese – ha detto Martin – dovrebbe porre in essere le appropriate strutture nazionali per seguire i problemi del razzismo, della discriminazione razziale, della xenfofobia e dell’intolleranza”. “Dobbiamo tenere sotto controllo – ha suggerito il rappresentante della Santa Sede – la capacità della polizia e di chi amministra la giustizia nel perseguire efficacemente e sensibilmente gli abusi razzisti”.