Prende lo spunto dall’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con Zaccheo, la tradizionale lettera del Papa ai sacerdoti per il Giovedì Santo, presentata questa mattina. Così il Papa approfondisce ed amplia alcuni temi già toccati nel messaggio al Pro-Penitenziere Maggiore, lo scorso 15 marzo. In particolare, il Santo Padre esorta i confessori a farsi “scrupolo di tenere veramente aggiornata la formazione teologica, soprattutto in considerazione delle nuove sfide etiche, restando sempre ancorati al discernimento del magistero della Chiesa”. Infatti, spiega il Santo Padre, “succede a volte, su nodi etici di attualità, che i fedeli escano dalla confessione con idee piuttosto confuse, anche perché non trovano nei confessori la stessa linea di giudizio”. “In realtà – sottolinea Giovanni Paolo II – quanti svolgono in nome di Dio e della Chiesa questo delicatissimo ministero hanno il preciso dovere di non coltivare, ed ancor più di non manifestare in sede sacramentale, valutazioni personali non rispondenti a ciò che la Chiesa insegna e proclama”. La ragione risiede nel fatto che “non si può scambiare con amore il venir meno alla verità per un malinteso senso di comprensione. Non ci è dato di operare riduzioni a nostro arbitrio, pur con le migliori intenzioni. E’ nostro compito essere testimoni di Dio”.