CONSIGLIO PERMANENTE CEI: IL COMUNICATO FINALE

Il richiamo alla fede come fonte di pacifica convivenza, il contributo delle Chiese alla costruzione dell’Unione Europea, la centralità della parrocchia ma anche preoccupazione per le emergenze sociali del Paese, immigrazione in particolare. E’ in sintesi quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei svoltosi a Roma dall’11 al 14 marzo. “La giornata di preghiera di Assisi – scrivono i vescovi – ha fatto emergere come la dinamica di amore, fraternità, pace e riconciliazione che scaturisce dalla fede in Dio costituisca un essenziale contributo che le religioni possono e debbono offrire al mondo”. Il tema della promozione della pace ha richiamato anche la necessità, da parte dei vescovi, “di un’attenta vigilanza sulla produzione e sul commercio delle armi” alla luce della ratifica da parte del Parlamento italiano dell’accordo quadro per la ristrutturazione dell’industria europea di difesa. L’avvio dei lavori della Convenzione sul futuro dell’Europa, ha dato, poi, occasione al Consiglio Permanente di ribadire la necessità che “sia riconosciuto il ruolo, passato e presente, del cristianesimo e delle Chiese nella cultura e nella società europea”. “È necessario – prosegue il comunicato – che l’Unione europea si definisca sempre più come soggetto e interlocutore internazionale anche a livello politico e diplomatico, per un suo originale apporto allo sviluppo dei popoli e a una convivenza pacifica”. Un ulteriore discernimento è richiesto “per determinare le competenze dell’Unione, quelle dei singoli Stati e quelle delle regioni ed enti locali, ispirandosi al principio di sussidiarietà”. I vescovi non nascondono, inoltre, “stupore e disappunto” nell’apprendere che la recente risoluzione “Donne e fondamentalismo” del Parlamento europeo, “sembra tendere in alcune parti ad accomunare il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, ai vari fondamentalismi, offrendo così un’inaccettabile interpretazione ideologica e priva di fondamenti storici e culturali”. Si è annotato anche, “con amarezza”, che tra le categorie ammesse al “forum” virtuale che accompagnerà i lavori della Convenzione “manca uno specifico riferimento a soggetti religiosi” segni della tendenza “a voler confinare l’elemento religioso alla sola sfera del privato”. (segue)