“L’unico commento che si può fare a tragedie di questo tipo non può che essere ispirato dalla pietà cristiana”. A parlare così dell’ultimo delitto che ha colpito ieri a soli pochi giorni dalla tragedia di Cogne, un’intera famiglia a Nettuno (il padre ha ucciso i due figli disabili e quindi si è suicidato), è don Tonino Lasconi, giornalista, scrittore ed esperto di pastorale giovanile e familiare. “Sono fatti – dice – che lasciano perplessi. E’ difficile fare qualsiasi commento e non essere banali. Bisogna forse invitare la gente a ripensare il mistero della vita e a riconsiderare il problema del dolore. Ci siamo dimenticati che nella realtà esiste anche la sofferenza. Speravamo di aver risolto per sempre questo problema e invece il dolore viene fuori all’improvviso, proprio quando meno te lo aspetti”. Don Lasconi non sottovaluta neppure il fattore simulazione. “C’è sempre – dice – questo rischio, un po’ come succede per i suicidi. D’altra parte come si fa a non parlare di tragedie di questo tipo. Non si può “tacere la realtà. Ma si dovrebbe anche invitare la gente a pensare, a riflettere, a porsi delle domande di fondo, quelle che rimandano al mistero della vita e del dolore, altrimenti tutto rimane a livello di curiosità”. Don Lasconi sta incontrando in questi giorni le famiglie della sua parrocchia per la Pasqua: “Nella vita delle famiglie – dice – ci sono momenti di gioia, ma forse sono di più quelle della sofferenza: malattie, vecchiaie che si prolungano, povertà. E’ sempre molto faticoso entrare nelle case. Spesso le famiglie non parlano, c’è molto pudore dei problemi, e chi si chiude di più sono soprattutto quelli che soffrono maggiormente”.