Delusione al risultato del referendum sull’aborto della scorsa settimana e dispiacere perché la bassa affluenza ha lasciato la decisione nelle mani di una minoranza. Questa la reazione dei vescovi irlandesi cattolici alla scelta dei cittadini di mantenere la legislazione attuale che consente l’interruzione della gravidanza a scopo terapeutico quando è a rischio la vita della madre oppure quest’ultima minaccia il suicidio. La legge in vigore, a favore della quale si è espresso il 50,42% dei votanti – al referendum hanno partecipato soltanto il 43% degli elettori – consente anche a migliaia di donne irlandesi di andare ogni anno in Gran Bretagna ad abortire. “Crediamo che la vita umana sia sacra dal momento del concepimento”, scrivono i vescovi irlandesi nel comunicato diffuso in questi giorni, “e che una funzione chiave della legge sia proprio la protezione degli esseri umani più bisognosi e vulnerabili. Siamo di conseguenza delusi per il risultato del referendum sull’aborto”. “Siamo inoltre dispiaciuti che la partecipazione alle urne sia stata così bassa perché è insoddisfacente che a decidere su un tema così importante sia soltanto una piccola percentuale dell’elettorato”, scrivono ancora i vescovi. “La Chiesa cattolica in Irlanda continuerà ad insegnare che la vita umana è sacra dal momento del concepimento. Continueremo ad incoraggiare i nostri sacerdoti e i fedeli perché essi aiutino le donne che si trovano alle prese con una gravidanza difficile. A questo proposito – si legge ancora nel comunicato – raccomandiamo il lavoro di Cura, una agenzia fondata dai vescovi irlandesi venticinque anni fa, che assiste dodicimila donne ogni anno e assicuriamo il personale e i volontari di questa agenzia che avranno il nostro continuo sostegno e la nostra fiducia”.