IL PAPA ALLA CHIESA ORTODOSSA DI GRECIA: INSIEME PER UN “ECUMENISMO DELLA SANTITÀ” E PER “DIFENDERE” L’EUROPA CRISTIANA

La “conoscenza personale reciproca”, lo “scambio di informazioni” e “un franco dialogo” sono le condizioni essenziali “per una collaborazione che permetterà ai cattolici e agli ortodossi di offrire insieme una testimonianza vivente del loro patrimonio cristiano comune”, indispensabili in una società in cui valori come “il rispetto dell’uomo e la sua dignità”, ma anche “la giustizia, la carità e la ricerca della verità” sembrano quasi scomparire. Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza i membri della delegazione ella Chiesa ortodossa di Grecia, guidata dal metropolita dell’Attica, Panteleimon. Giovanni Paolo II ha parlato della necessità di “una nuova evangelizzazione” dell’Europa, e del “dovere” di “trasmettere il patrimonio cristiano” che cattolici e ortodossi hanno ereditato, per “cercare di trovare insieme un rimedio ai gravi problemi etici che pongono le scienze e le conquiste che vorrebbero eliminare ogni riferimento alla dimensione trascendentale dell’uomo, o addirittura negarla”. Tendere verso un “ecumenismo della santità”, ha spiegato Giovanni Paolo II, significa “approfondire la nostra collaborazione e lavorare insieme per far risuonare con forza la voce del Vangelo in questa Europa che è la nostra, dove le radici cristiane dei popoli devono riprendere vita”. “Senza negare le realtà dogmatiche e dottrinali che ci separano – ha scritto Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, in un messaggio inviato oggi al Papa – noi siamo in grado di collaborare insieme in campo sociale, culturale, educativo, ecologico, bioetico per il bene dell’umanità”, creando “un ponte di comunicazione, di riconciliazione e di fiducia tra noi nell’Unione Europea, affinché la nostra testimonianza di cristiani sia più intensa, più credibile e più efficace in una società che sta per perdere i valori tradizionali della fede in Cristo”.