OTTO MARZO: FIDES, “IN CINA MENO DONNE NELLA SOCIETÀ A CAUSA DELLA POLITICA DEL FIGLIO UNICO”

Ci saranno sempre meno donne in Cina: la “politica del figlio unico”, meglio se maschio, rischia di provocare un grande squilibrio sociale. Secondo gli indici di natalità oggi in Cina vi sono 121,06 maschi su 100 femmine per i bambini sotto i 4 anni. A lanciare l’allarme, per mezzo dell’agenzia internazionale Fides, è Ren Yuling, delegato del Comitato consultivo politico del popolo cinese, che ha commentato alcune cifre del recente censimento. “In alcune aree – ha detto Ren – le cifre sono ancora più scioccanti: nella provincia di Guangxi si arriva a 140 maschi ogni 100 femmine, in quella di Hainan 135 contro 100”. “Se non facciamo qualcosa per controllare lo squilibrio fra maschi e femmine – ha affermato – come potranno gli uomini trovare una donna fra 25 anni?”. Gli esperti attribuiscono la discrepanza al fenomeno delle bimbe che, alla nascita, vengono date a parenti e mai registrate. In molti casi le bambine vengono abbandonate o viene fatta una interruzione di gravidanza. In questo modo i genitori, costretti dalla “politica del figlio unico”, possono provare di nuovo ad avere un figlio maschio. La scarsità di potenziali mogli per i cinesi ha alimentato i problemi sociali, come il rapimento e la vendita di donne e bambine e l’industria della prostituzione. “Le statistiche – ha continuato Ren – indicano che alcuni uomini non potranno mai soddisfare il loro bisogno di una compagna e per questo ricorrono a pratiche criminali”. La “politica del figlio unico” produce dunque migliaia di aborti di bambine. “Dobbiamo cambiare la mentalità per cui i figli maschi sono apprezzati e le femmine denigrate – ha sottolineato Ren -. Occorre lavorare per evitare la selezione sessuale negli ospedali e incoraggiare la registrazione per tutti i bambini”. Nonostante la legge sulla salute della donna e del bambino, approvata nel 1995, abbia vietato la pratica dell’aborto a causa del sesso – osserva Fides – esistono alcune scappatoie, con la complicità di medici corrotti e di un fiorente mercato nero. Secondo uno studio del 2000, in molte famiglie esiste pure l’infanticidio, considerato un “aborto ritardato”.