Si chiama “Fenice” il nuovo centro notturno di accoglienza di Milano per le donne senza dimora e impoverite. A lanciarlo, in occasione dell’8 marzo, è l’associazione Cena dell’Amicizia, che da trent’anni si occupa di reinserimento sociale degli homeless. L’inaugurazione della casa-famiglia, con otto posti letto a disposizione per donne dai 18 ai 50 anni, è prevista per il 7 aprile. Occasione per presentare l’iniziativa, una delle poche esistenti in Italia, è stato oggi il convegno a Milano “Riprendersi la vita. I percorsi di reinserimento sociale a favore delle donne a rischio di grave emarginazione”, organizzato dalla stessa associazione. Dati precisi sul fenomeno, spiegano i ricercatori, non esistono, ma secondo le stime cresce il numero delle donne in strada e indigenti. “Nel 2000”, spiega Antonella Meo, dell’Università degli studi di Milano, “tra i senza dimora le donne rappresentavano una percentuale tra il 10 e il 20 per cento. Da una ricerca che abbiamo condotto, risulta che sono ancora pochi i servizi e le strutture di accoglienza femminili. E di solito le donne si rivolgono meno degli uomini ai dormitori pubblici: per loro servono strutture di dimensioni più ridotte, capaci di offrire ospitalità anche durante il giorno: in una parola, devono avere le caratteristiche di una comunità alloggio invece che di un ricovero di emergenza”. Preoccupa un dato: secondo il Servizio di accoglienza milanese della Caritas Ambrosiana, il 40% delle donne che hanno chiesto aiuto nel 2000 (111 su 596 senza dimora) hanno in tasca un diploma di scuola superiore. Ma chi sono le donne povere e a rischio di esclusione nelle grandi città italiane? “Innanzitutto anziane, soprattutto sole, in concomitanza con problemi di salute e di esclusione sociale”, spiega Elisabetta Ruspini, dell’università di Milano Bicocca. Poi le madri sole con figli o donne con carichi di cura di familiari malati”. “Preoccupa”, per la ricercatrice, “il processo di femminilizzazione della povertà, un processo lento che incomincia ad emergere, anche in una città come Milano”.