IMMIGRAZIONE: SANITÀ, MAGGIORI RISCHI SU GRAVIDANZE E AUMENTO ABORTI TRA LE STRANIERE (2)

Nell’area ginecologica e pediatrica tra le donne immigrate si riscontrano più frequentemente alcune patologie, causate da precarie condizioni di vita e carenze informative. Inoltre le donne immigrate non sono generalmente abituate a sottoporsi a controlli sanitari preventivi durante la gravidanza. Le visite iniziano nel 42% dei casi solo dopo il terzo mese di gestazione, mentre ben il 66% delle donne risulta non sufficientemente informato sulla possibilità di effettuare diagnosi prenatali. Il 46% delle donne cinesi non effettua alcun controllo a causa delle pessime condizioni di lavoro a cui vengono sottoposte. Emergono anche “notevoli difficoltà” nello stabilire una efficace comunicazione con le immigrate. “E’ necessario rivedere le modalità del rapporto medico-paziente straniera – si legge -, rivalutando il peso degli aspetti relazionali ai fini dell’efficacia della cura”. Elevato è il tasso di abortività delle donne straniere: delle oltre 138.000 interruzioni volontarie di gravidanza effettuate in Italia, il 10% ha riguardato cittadine immigrate. Il fenomeno è in crescita dal 1996 (+28,7%), mentre fra le italiane emerge una tendenza al costante decremento (-3,2%). Altro aspetto legato all’immigrazione al femminile, che “però, non sembra costituire un vero problema sociale”, sono le mutilazioni genitali: si valuta che attualmente siano circa 120 milioni le donne che nel mondo hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale femminile e che almeno 2 milioni di ragazze l’anno siano a rischio. “In ogni caso – sottolineano i curatori dei volumi – il vero rimedio non è la condanna ma l’aiuto da prestare alle donne immigrate, così che riescano a superare pratiche non rispettose della loro dignità che, oltre tutto, assumono secondo l’ordinamento giuridico italiano una rilevanza penale”.