La Chiesa “non è una struttura democratica nel quale il popolo è sovrano”, ma “una società istituita dall’alto” la cui “costituzione gerarchica è un dato di fede”. Lo ha detto il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi, aprendo oggi, a Milano, il ciclo di incontri su “Il governo della Chiesa universale”, promosso dall’Università Cattolica. “La costituzione gerarchica della Chiesa – ha proseguito il cardinale – non va vista come una limitazione alla libertà o spontaneità dei cristiani, ma come una manifestazione in più della misericordia di Dio verso gli uomini”, finalizzata a “sottrarre” la Chiesa alle “variazioni, mutazioni e competizioni” possibili nella storia. La funzione di governo è, quindi, per Re, “uno specifico ministero all’interno della Chiesa che nulla toglie alla corresponsabilità di tutti i fedeli”. Nella Chiesa, ha sottolineato il relatore, “ha bisogno, oggi più di ieri, di una forte collegialità ma anche di un forte esercizio del ministero del Papa”. Anche se, nell’epoca della globalizzazione, ha osservato Re, “l’esercizio del primato e della collegialità avrà delle manifestazioni diverse da quelle di epoche passate, in cui la facilità delle comunicazioni non aveva raggiunto i livelli di oggi”, I vescovi cattolici sono chiamati ad “affrontare operando collegialmente, in armonia di pensieri e di impegno, sotto la guida del successore di Pietro” sfide come la secolarizzazione, la proliferazione delle sétte, gli “interrogativi legati al progresso scientifico-tecnologico ed economico” e ad “una certa cultura che propone soluzioni confuse circa il problema del vivere e del morire”. “L’intreccio tra il potere del Papa e quello dei vescovi – ha concluso il cardinale – appartiene in ultima istanza al mistero della Chiesa, e, sul piano pratico, spetterà alla legislazione ecclesiastica determinare il suo specifico sviluppo a seconda delle circostanze storiche”, partendo però dal principio che “la natura della Chiesa e i rapporti tra Papa e vescovi non si possono capire senza la fede”.