Non manca, nel “decalogo per la pace” sottoscritto dai partecipanti all’incontro di Assisi ed inviato dal Papa a tutti i capi di Stato e di governo del mondo, un “esame di coscienza” riguardo agli “errori e pregiudizi del passato e del presente”, che i leader religiosi mondiali si impegnano a perdonarsi “vicendevolmente”, in uno “sforzo comune per vincere l’egoismo e l’abuso, l’odio e la violenza, e per apprendere dal passato che la pace senza la giustizia non è una pace veritiera”. “Stare dalla parte di coloro che soffrono per la miseria e l’abbandono”: questo un altro obiettivo delle religioni per un futuro di pace, che oltre a fare propria “la voce dei senza-voce” comporta anche la capacità di “fare nostro il grido di coloro che non si rassegnano alla violenza e al male”, per “donare all’umanità del nostro tempo una vera speranza di giustizia e di pace”. Sul piano concreto delle iniziative di conoscenza e collaborazione reciproca fra le religioni, i partecipanti all’incontro di Assisi si impegnano ad “incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l’amicizia tra i popoli, nella convinzione che, se manca una solida intesa tra i popoli, il progresso tecnologico espone il mondo a rischi crescenti di distruzione e di morte”. Il “decalogo di Assisi” si conclude, infine, con l’appello rivolto “ai responsabili delle nazioni” a fare “tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e internazionale, venga edificato e consolidato un mondo di solidarietà e di pace fondata sulla giustizia”.